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venerdì 25 aprile 2014

Recensione: "A Taormina, d'inverno"

“A Taormina, d’inverno” opera prima del giornalista catanese Antonello Carbone, noir in veste siciliano, ma non troppo, di lettura abbastanza chiara e di effetto.
Carbone con tratti di matita decisa ha delineato un romanzo ambientato nella perla jonica siciliana: Taormina, rinomata località turistica, bella ed unica, ma con un fascino tutto suo di cui si può godere in inverno, lontana dalla baraonda estiva.
Qui viene uccisa misteriosamente la ricca donna Efre Vazzini, trovata morta in una piazza all’alba. Il giornalista Giacomo Cassisi si ritroverà ad indagare, raccogliendo testimonianze, facendo supposizioni, cercando di trovare la strada giusta per la verità, ma senza distogliere l’interesse dalle donne: Elena amica e collega, Angela la sua stiratrice, la baronessa Rosalia o la seducente Irina. Si ritroverà a “chattare” con l’enigmatica Eylis e a fantasticare sul ritratto in chiaroscuro fatto con il lapis, chiedendosi chi sia...
«[...] Sul foglio si delinea il volto di una donna. Prende forma il viso acqua e sapone che Giacomo vuole raffigurare.
[...] Via via lo schizzo diventa ritratto, ha l’aria di un’icona che sacra non è. Dalla finestra filtra la luce della luna. [...] Come la Luna, è una faccia apparentemente triste. Ma basta osservarla attentamente per scorgerne il sorriso. [...]».

Il lavoro di Cassisi viene suffragato dall’aiuto del fidato “Zanzara” che «[...] Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo un tipo come Zanzara. Più forte di lui: pur di non dire e non far nomi, escogita giochetti di enigmistica! [...]».

Da bravo giornalista, Carbone ha strutturato il suo libro come un pezzo giornalistico chiaro e conciso, con capitoli brevi, ma pieni di suspence. Inoltre, questi hanno come titoli i nomi delle canzoni come “La gatta”, “Certe notti” o “E ti ricordi ancora”.
Un libro da leggere e da assaporare in pieno.

Chiara D'Amico
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