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martedì 5 maggio 2015

Domani il seminario "L'Etna vista con gli occhi dei «social media». Ed il lavoro dell'INGV" all'INGV-Osservatorio Etneo a Catania



Marco Neri, vulcanologo dell’INGV-Osservatorio Etneo di Catania, terrà domani 6 maggio il seminario “L’Etna vista con gli occhi dei «social media». Ed il lavoro dell’INGV”.
L’evento si svolgerà presso la sede dell’INGV-Osservatorio Etneo, in Piazza Roma n. 2 a Catania, alle ore 17,45 e sarà aperto al pubblico.
Nel corso dell’incontro si parlerà del lavoro di monitoraggio e ricerca svolto dagli  esperti dell’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia e di come questi si pongano in relazione con la Protezione Civile.

Durante il seminario il Dott. Neri spiegherà come il mondo dell’informazione acquisisce le comunicazioni scientifiche puntando l’attenzione a come queste vengono spesso distorte sui vari siti e social network fornendo, così, un’informazione sbagliata che punta solo a fornire titoli allarmistici privi di qualsiasi fondamento scientifico.

giovedì 5 febbraio 2015

Etna, primo episodio eruttivo del 2015

Il primo episodio eruttivo dell’Etna si è concluso nella mattina del 2 febbraio.
La mattina del 31 gennaio la rete di sorveglianza sismica del vulcano Etna, costantemente monitorata dagli strumenti dell’INGV-Osservatorio Etneo di Catania, ha evidenziato un rapido aumento del tremore vulcanico, purtroppo, le pessime condizioni meteorologiche non hanno permesso un’osservazione di quanto stesse accadendo sul vulcano. Con il  miglioramento delle condizioni meteo nella serata del 1 febbraio, dopo ben 36 ore dall’inizio del fenomeno, si è potuto osservare che era in corso una vivace attività stromboliana da una singola bocca eruttiva posta sulla “sella” fra i due coni del Cratere di Sud-Est (SEC), con lanci di bombe incandescenti fino a circa 200 m di altezza ricadute sul fianco meridionale del Cratere di Sud-Est. Nel frattempo, da una bocca effusiva sulla base del cono del SEC fuoriusciva una colata di lava, che ha seguito lo stesso percorso della colata lavica del 28 dicembre, non riversandosi nella desertica Valle del Bove ma scendendo lungo il versante di sud-ovest.


Chiara D'Amico

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martedì 5 marzo 2013

Città della Scienza: la cultura fa paura

FONTE FOTO:
http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/primopiano/2013/03/04/FOTO-Citta-scienza-fiamme_8347174.html?idPhoto=2














Il rogo della Città della Scienza di Napoli-Bagnoli simbolo di bonifica di un territorio azzannato dall'industria, ma convertito in sapere con la S maiuscola, ha lasciato sgomenti i Napoletani e l'Italia intera.
Può un simbolo di cultura, di sapere far paura? ebbene sì, perché le persone più sanno e più vogliono sapere e conoscere. E se sanno, comprendono che il sapere è solo un bene per sé e per la società intera.


martedì 15 maggio 2012

"Mediterraneo Attivo", proiezione all'Osservatorio Etneo-INGV, Catania



Il documentario “Mediterraneo Attivo” sarà proiettato domani alle 15.00 nella sala conferenze dell’ dell’Osservatorio Etneo INGV, sito in Piazza Roma n°2 a Catania.
Il video sarà presentato dall’autore Dr. Marco Anzidei (INGV CNT), è stato interamente realizzato dall’INGV attraverso un progetto del MIUR del 2009-2010.

La storia geologica del Mediterraneo inizia circa 250 milioni di anni fa.
Oggi, con 22500 km di coste e 4000 km di lunghezza da Gibilterra alle coste del Levante, occupa 2.5 milioni di Km2, pari all'1% dei mari della Terra. Le sue vicende geologiche, condizionate dai movimenti delle placche continentali Africana ed Euroasiatica e dalla subduzione litosferica, hanno guidato la formazione delle catene montuose che ne bordano il bacino, fondo oltre 5000 m. Il Mediterraneo non è solo un sistema idrologico vitale per più di 30 milioni di persone che abitano lungo le sue rive, ma anche una tra le zone tettoniche più complesse della Terra ed è un laboratorio naturale per gli scienziati. Eruzioni vulcaniche e terremoti indicano che in quest'area si sono verificati eventi disastrosi che ne hanno modificato la storia. Come l'eruzione di Santorini nell'Età del Bronzo o quella del Vesuvio nel 79 d.C. o i forti maremoti, come quelli di Creta del 365 d.C. o di Messina del 1908.
I grandi cambiamenti climatici e tettonici, hanno indotto forti variazioni del livello marino capaci di causare il prosciugamento dell'intero Mediterraneo, 6 milioni e mezzo di anni fa, causato dalla chiusura dello Stretto di Gibilterra. I cambiamenti climatici causarono la totalità di evaporazione dell’acqua, formando spessi depositi salini che oggi vengono usati industrialmente, come nel caso della miniera di sale di Realmonte (AG), vedi foto:



75mila anni fa, invece, le acque del mare nostrum salirono di livello e oltrepassarono le barriere naturali che lo separano dal Mar Nero (Stretto dei Dardanelli), diventando così un unico mare.

Sono tante le vicissitudini geologiche che hanno portato il Mediterraneo così come lo conosciamo adesso, condizionando le attività umane nel corso della storia. I ricercatori studiano le evoluzioni geologiche per cercare di capire le prossime variazioni nel futuro.


Chiara D'Amico