Giovanni e Paolo e tutti i servitori dello Stato che credevano nella legalità, traditi da chi doveva tutelarli e supportarli, vivono in chi crede nella giustizia.
Il blog è dedicato a chi, come me, ama leggere... anzi divorare libri ed immedesimarsi nel protagonista o nella storia e, mentre legge, vede attraverso le parole anche i posti e le persone descritte nel testo. Un libro apre la mente e mostra nuovi orizzonti.
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martedì 23 maggio 2023
Giovanni Falcone
31 anni di parole al vento e ipocrisia...
"Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola."
lunedì 23 maggio 2022
23 maggio 1992...
30 anni di parole al vento e ipocrisia...
Giovanni e Paolo e tutti i servitori dello Stato che credevano nella legalità, traditi da chi doveva tutelarli e supportarli, vivono in chi crede nella giustizia.
domenica 23 maggio 2021
🥀
#giovannifalcone #francescamorvillo #vitoschifani #roccodicillo #antoniomontinaro #stragedicapaci #capaci #23maggio1992
. . . e son trascorsi già 29 anni da quel sabato . . .
https://librichepassione-blog.blogspot.it/2018/05/e-son-trascorsi-gia-26-da-quel-sabato.html
sabato 23 maggio 2020
23 maggio 1992 - 23 maggio 2020
23 maggio 1992 la mafia uccideva a Capaci i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
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mercoledì 23 maggio 2018
. . . e son trascorsi già 26 da quel sabato . . .
CAPACI, 23 MAGGIO 1992 - 23 MAGGIO 2018
26 anni fa moriva per mano della mafia il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro.
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mercoledì 19 luglio 2017
... 25 anni fa ...
Sono 57 giorni che intercorrono fra gli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
57 giorni in cui Borsellino si sentiva un "dead man walking".
57 giorni in cui lo "stato" non ha fatto tutto il possibile per salvare Paolo.
E dopo 25 anni? Inutili e pompose manifestazioni in cui partecipano anche chi è stato contrario al lavoro del pool dei due magistrati, attaccandoli più volte, mentre adesso si battono il petto indignati.
25 anni di richiesta della verità, ma quella vera vera nascosta nei più reconditi e controversi angoli bui della "giustizia" dei palazzi.
Gli adolescenti di allora, me compresa, sono i quarantenni di oggi che con forza e tenacia chiedono che lo Stato faccia lo Stato, attuando le leggi e cambiando quelle "oblique".
Che lo Stato combatta senza alcuna remore tutti i volti della mafia che prima uccideva, ma che oggi brucia migliaia di ettari di vegetazione, lucra sulla accoglienza e che muove le fila di una politica malsana e anti-italiana.
57 giorni in cui Borsellino si sentiva un "dead man walking".
57 giorni in cui lo "stato" non ha fatto tutto il possibile per salvare Paolo.
E dopo 25 anni? Inutili e pompose manifestazioni in cui partecipano anche chi è stato contrario al lavoro del pool dei due magistrati, attaccandoli più volte, mentre adesso si battono il petto indignati.
25 anni di richiesta della verità, ma quella vera vera nascosta nei più reconditi e controversi angoli bui della "giustizia" dei palazzi.
Gli adolescenti di allora, me compresa, sono i quarantenni di oggi che con forza e tenacia chiedono che lo Stato faccia lo Stato, attuando le leggi e cambiando quelle "oblique".
Che lo Stato combatta senza alcuna remore tutti i volti della mafia che prima uccideva, ma che oggi brucia migliaia di ettari di vegetazione, lucra sulla accoglienza e che muove le fila di una politica malsana e anti-italiana.
Chiara D'Amico
martedì 23 maggio 2017
25 anni fa la strage di Capaci
25 anni fa moriva per mano della mafia il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro.
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sabato 23 maggio 2015
Perché non siete morti invano, il vostro ricordo cammina sulle nostre gambe!
21 anni fa moriva per mano della mafia il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro.
Commemorazione strage di Capaci
Il 23 maggio del 1992 avevo 13 anni. Ricordo ancora quel sabato pomeriggio. Ero da poco rientrata in casa, ero uscita con i miei, e come mia abitudine accesi la tv. Le immagini le ricordo ancora, forti, come forti erano i toni dei commenti. Chiamai i miei, non capii subito perché con gli occhi lucidi abbracciarono me e mia sorella. I giorni seguenti li ricordo pieni di rabbia, di tensione, di commozione ma anche pieni di voglia di reagire.
A scuola i professori non facevano altro che parlare e spiegare chi era Giovanni Falcone, il lavoro importante che faceva, la lotta alla mafia era la sua bandiera, il suo vessillo. E io decisi che la legalità, il rispetto delle leggi e del mio prossimo sarebbe stata la mia strada.
Spiegarvi ciò che successe nell’animo della gente, della gente che vive secondo le regole e che non accetta la mafia come modo di vivere e di pensare, cosa significò dopo 57 giorni l’attentato a Paolo Borsellino, è per me difficile. A 13 anni questi avvenimenti non li capisci appieno e per questo motivo, ho chiesto ad alcuni amici di trasmettermi le loro sensazioni ed emozioni. [Clicca qui per continuare a leggere]
martedì 11 febbraio 2014
Palermo 11 febbraio 1986. h 9:45, inizia il maxi-processo
PS:
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mercoledì 22 maggio 2013
23 maggio 1992 - 23 maggio 2013
21 anni fa moriva per mano della mafia il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro.
mercoledì 23 maggio 2012
COMMEMORAZIONE DELLA STRAGE DI CAPACI
Stasera ho partecipato alla manifestazione "COMMEMORAZIONE DELLA STRAGE DI CAPACI" organizzato dall'associazione "Il sorriso dei Quartieri", in collaborazione con il comitato "Legalitàorganizzata" e con il patrocinio del Comune di Adrano, per il XX anniversario della morte del Giudice Giovanni Falcone.
Riflessioni, immagini e suoni per dire NO alla mafia. Con la partecipazione dell'associazione Agazì. A conclusione si sono esibite le seguenti band locali: Metanoia, First Impact e Vermuth.
Il 23 maggio del 1992 avevo 13 anni. Ricordo ancora quel sabato pomeriggio. Ero da poco rientrata in casa, ero uscita con i miei, e come mia abitudine accesi la tv. Le immagini le ricordo ancora, forti, come forti erano i toni dei commenti. Chiamai i miei, non capii subito perché con gli occhi lucidi abbracciarono me e mia sorella. I giorni seguenti li ricordo pieni di rabbia, di tensione, di commozione ma anche pieni di voglia di reagire.
A scuola i professori non facevano altro che parlare e spiegare chi era Giovanni Falcone, il lavoro importante che faceva, la lotta alla mafia era la sua bandiera, il suo vessillo. E io decisi che la legalità, il rispetto delle leggi e del mio prossimo sarebbe stata la mia strada.
Spiegarvi ciò che successe nell’animo della gente, della gente che vive secondo le regole e che non accetta la mafia come modo di vivere e di pensare, cosa significò dopo 57 giorni l’attentato a Paolo Borsellino, è per me difficile. A 13 anni questi avvenimenti non li capisci appieno e per questo motivo, ho chiesto ad alcuni amici di trasmettermi le loro sensazioni ed emozioni.
La testimonianza di Claudia, 56 anni:
- "Dalla strage di Capaci son passati 20 anni. La notizia della morte del giudice Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro giunse tramite i media. Guardai mio marito negli occhi, e pensammo che fu la mafia ad architettare. Nessun rinnovamento sarebbe stato possibile e il connubio Sicilia=mafia sarebbe durato in eterno. Oggi, penso che la voglia di legalità abbia preso il sopravvento, vedi coloro i quali si ribellano al pizzo, ma che pagano con la loro vita la voglia di libertà, di legalità come Libero Grassi."
Testimonianza di Marco, 51 anni:
- "Era quasi estate e avevo fatto da poco 31 anni. Quel periodo era per me pieno di speranza per la lotta alla mafia, anche se le amarezze le davano un gusto diverso, vedere i telegiornali che mostravano il volto meno nobile della politica italiana di allora: una sequela di notizie che screditavano coloro i quali la mafia la combattevano veramente, a rischio della loro stessa vita. L’Italia era sì un Paese tricolore, ma non per la sua bandiera, ma fatto dal bianco (le persone per bene), nero (i delinquenti) e il grigio (composto dagli indifferenti). L’attentato a Giovanni Falcone è stato come uno schiaffo che sveglia dal torpore e il grigio non c’era più. Al suo posto l’indignazione, il ribrezzo, l’orgoglio ritrovato.
La morte di Falcone ha segnato la coscienza collettiva. Nacque un moto di ribellione interiore nei confronti non solo degli autori materiali ma, soprattutto, verso coloro i quali avevano un rapporto ambiguo con la mafia pur essendo, essi stessi, personaggi politici, e avevano ancora il coraggio di parlare ai microfoni e di continuare a recitare la loro parte. I loro volti e le loro storie miserabili entreranno, da quel momento in poi, nell’infamia. Dopo Capaci la vita era “sospesa”, ci si aspettava ancora qualcosa, che poi purtroppo è accaduto. Si sapeva che parte della classe politica era collusa con la criminalità organizzata. Come se una storia non scritta doveva compiersi per dare i suoi effetti positivi. La data del 23 maggio 1992 entra di diritto nella storia, tutti ricorderemo la “strage di Capaci”, e noi che siamo qui a raccontare le nostre sensazioni, siamo ancora vivi perché altri sono morti per noi, lottando contro la criminalità in ogni suo aspetto. Questo senza però un po’ di vergogna, perché avrei potuto fare di più e per gli anni bui che ne seguirono. Provo orgoglio per le donne e gli uomini giusti del nostro tempo che si sono sacrificati nel lottare contro un cancro insidioso, che con le sue metastasi cerca di intaccare la parte sana della società. In questi giorni difficili ho la consapevolezza di avere avuto concittadini tanto nobili e forti e questo mi fa sperare che il grigio non torni mai più."
Infine, la testimonianza di Santi, 40 anni:
- "È stato per me un momento di completo sconforto. Il lavoro di Falcone e Borsellino è stato in un attimo spazzato via. Con la loro scomparsa è andata perduta la strada che portava alla soluzione, alla verità, al disgregamento del «sistema mafia». Oggi ciò che mi rammarica è che la verità sulla strage non è mai venuta a galla, gli esecutori materiali sono stati presi, assicurati alla giustizia, e dei veri mandanti? di loro non si sa ancora niente."
E, in conclusione, il mio pensiero.
La morte di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro, è servita a svegliare le coscienza di tutti noi. Questo però non ci deve far dare per scontato che tutti siamo contro la mafia, perché la mafia è un modo di pensare contorto di alcuni di noi. Pensiamo per un attimo che la lotta alla mafia è anche il rispetto per il nostro prossimo. E per questo dobbiamo inculcare ai nostri figli non solo che la strada della legalità e del rispetto delle leggi sia l’unica da seguire, ma a questa dobbiamo associare il rispetto dell’altro nella vita di tutti i giorni. Dobbiamo cercare di stare tutti uniti, come quando a Locri nel 2005 , su iniziativa spontanea dei giovani, sorge il movimento antimafie “Ammazzateci tutti”, all'indomani dell'omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno. Con la solidarietà, la compattezza dobbiamo gridare forte il nostro “NO” contro qualsiasi forma di mafia. Certo il momento che stiamo vivendo non è facile, ma questo non deve farci perdere il lume della ragione e la luce della speranza.
Caro Giovanni, il 18 maggio avresti compiuto 73 anni. Chissà come sarebbe stata la storia se tu, Paolo, Rosario Livatino “il giudice ragazzino” foste stati ancora con noi, senza dimenticare tutti coloro che sono morti per la legalità e giustizia. No, non siete morti invano. Tu e Paolo siete sempre presenti nelle nostre azioni di donne e uomini liberi e leali.
Riflessioni, immagini e suoni per dire NO alla mafia. Con la partecipazione dell'associazione Agazì. A conclusione si sono esibite le seguenti band locali: Metanoia, First Impact e Vermuth.
Il 23 maggio del 1992 avevo 13 anni. Ricordo ancora quel sabato pomeriggio. Ero da poco rientrata in casa, ero uscita con i miei, e come mia abitudine accesi la tv. Le immagini le ricordo ancora, forti, come forti erano i toni dei commenti. Chiamai i miei, non capii subito perché con gli occhi lucidi abbracciarono me e mia sorella. I giorni seguenti li ricordo pieni di rabbia, di tensione, di commozione ma anche pieni di voglia di reagire.
A scuola i professori non facevano altro che parlare e spiegare chi era Giovanni Falcone, il lavoro importante che faceva, la lotta alla mafia era la sua bandiera, il suo vessillo. E io decisi che la legalità, il rispetto delle leggi e del mio prossimo sarebbe stata la mia strada.
Spiegarvi ciò che successe nell’animo della gente, della gente che vive secondo le regole e che non accetta la mafia come modo di vivere e di pensare, cosa significò dopo 57 giorni l’attentato a Paolo Borsellino, è per me difficile. A 13 anni questi avvenimenti non li capisci appieno e per questo motivo, ho chiesto ad alcuni amici di trasmettermi le loro sensazioni ed emozioni.
La testimonianza di Claudia, 56 anni:
- "Dalla strage di Capaci son passati 20 anni. La notizia della morte del giudice Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro giunse tramite i media. Guardai mio marito negli occhi, e pensammo che fu la mafia ad architettare. Nessun rinnovamento sarebbe stato possibile e il connubio Sicilia=mafia sarebbe durato in eterno. Oggi, penso che la voglia di legalità abbia preso il sopravvento, vedi coloro i quali si ribellano al pizzo, ma che pagano con la loro vita la voglia di libertà, di legalità come Libero Grassi."
Testimonianza di Marco, 51 anni:
- "Era quasi estate e avevo fatto da poco 31 anni. Quel periodo era per me pieno di speranza per la lotta alla mafia, anche se le amarezze le davano un gusto diverso, vedere i telegiornali che mostravano il volto meno nobile della politica italiana di allora: una sequela di notizie che screditavano coloro i quali la mafia la combattevano veramente, a rischio della loro stessa vita. L’Italia era sì un Paese tricolore, ma non per la sua bandiera, ma fatto dal bianco (le persone per bene), nero (i delinquenti) e il grigio (composto dagli indifferenti). L’attentato a Giovanni Falcone è stato come uno schiaffo che sveglia dal torpore e il grigio non c’era più. Al suo posto l’indignazione, il ribrezzo, l’orgoglio ritrovato.
La morte di Falcone ha segnato la coscienza collettiva. Nacque un moto di ribellione interiore nei confronti non solo degli autori materiali ma, soprattutto, verso coloro i quali avevano un rapporto ambiguo con la mafia pur essendo, essi stessi, personaggi politici, e avevano ancora il coraggio di parlare ai microfoni e di continuare a recitare la loro parte. I loro volti e le loro storie miserabili entreranno, da quel momento in poi, nell’infamia. Dopo Capaci la vita era “sospesa”, ci si aspettava ancora qualcosa, che poi purtroppo è accaduto. Si sapeva che parte della classe politica era collusa con la criminalità organizzata. Come se una storia non scritta doveva compiersi per dare i suoi effetti positivi. La data del 23 maggio 1992 entra di diritto nella storia, tutti ricorderemo la “strage di Capaci”, e noi che siamo qui a raccontare le nostre sensazioni, siamo ancora vivi perché altri sono morti per noi, lottando contro la criminalità in ogni suo aspetto. Questo senza però un po’ di vergogna, perché avrei potuto fare di più e per gli anni bui che ne seguirono. Provo orgoglio per le donne e gli uomini giusti del nostro tempo che si sono sacrificati nel lottare contro un cancro insidioso, che con le sue metastasi cerca di intaccare la parte sana della società. In questi giorni difficili ho la consapevolezza di avere avuto concittadini tanto nobili e forti e questo mi fa sperare che il grigio non torni mai più."
Infine, la testimonianza di Santi, 40 anni:
- "È stato per me un momento di completo sconforto. Il lavoro di Falcone e Borsellino è stato in un attimo spazzato via. Con la loro scomparsa è andata perduta la strada che portava alla soluzione, alla verità, al disgregamento del «sistema mafia». Oggi ciò che mi rammarica è che la verità sulla strage non è mai venuta a galla, gli esecutori materiali sono stati presi, assicurati alla giustizia, e dei veri mandanti? di loro non si sa ancora niente."
E, in conclusione, il mio pensiero.
La morte di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro, è servita a svegliare le coscienza di tutti noi. Questo però non ci deve far dare per scontato che tutti siamo contro la mafia, perché la mafia è un modo di pensare contorto di alcuni di noi. Pensiamo per un attimo che la lotta alla mafia è anche il rispetto per il nostro prossimo. E per questo dobbiamo inculcare ai nostri figli non solo che la strada della legalità e del rispetto delle leggi sia l’unica da seguire, ma a questa dobbiamo associare il rispetto dell’altro nella vita di tutti i giorni. Dobbiamo cercare di stare tutti uniti, come quando a Locri nel 2005 , su iniziativa spontanea dei giovani, sorge il movimento antimafie “Ammazzateci tutti”, all'indomani dell'omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno. Con la solidarietà, la compattezza dobbiamo gridare forte il nostro “NO” contro qualsiasi forma di mafia. Certo il momento che stiamo vivendo non è facile, ma questo non deve farci perdere il lume della ragione e la luce della speranza.
Caro Giovanni, il 18 maggio avresti compiuto 73 anni. Chissà come sarebbe stata la storia se tu, Paolo, Rosario Livatino “il giudice ragazzino” foste stati ancora con noi, senza dimenticare tutti coloro che sono morti per la legalità e giustizia. No, non siete morti invano. Tu e Paolo siete sempre presenti nelle nostre azioni di donne e uomini liberi e leali.
Adrano, 23 maggio 2012
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martedì 22 maggio 2012
Caro Giovanni...
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Chiara D'Amico
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