giovedì 10 febbraio 2011

Le mie recensioni: "Il Futuro Nascosto" di Antonio G. Sangineto.

“Il futuro nascosto”
di Antonio G. Sangineto
Gruppo Albatros Il Filo, 2008 VIII ristampa
pp. 166, brossura
€ 12,50



“Il futuro nascosto” romanzo d’esordio dello scrittore e regista Antonio Sangineto, che si districa fra idealismo e realismo, ma è quest’ultimo che porta amaramente il protagonista a fare i conti con una realtà diversa da quella da lui immaginata.
Il libro è all’VIII ristampa, questo grazie al semplice passaparola dei lettori, un testo che merita di essere letto dalla prima all’ultima pagina, pieno di significato e di chiavi di lettura davvero interessanti.

“Balenò una luce vermiglia / La qual mi vinse ciascun sentimento” da questo passo messo all’inizio del libro, si può solo immaginare tutte le difficoltà che incontrerà il protagonista, Zerach, nella ricerca affannosa del suo futuro, nascosto dietro ad ipocrisie, clientelismo, ma trovando nella sua strada anche l’amicizia vera. Come Dante, ignaro di quello che gli accadrà una volta attraversato l’Acheronte e addentrandosi tra i gironi infernali, Zerach appena laureato si affaccia alla sua nuova vita, alla ricerca di un lavoro stabile che gli permetta di vivere in pieno il rapporto con la sua Mara.

Il testo narra la storia di Gian Luca, chiamato Zerach dalla sua ragazza, laureatosi a Bologna e in cerca di occupazione, come tutti i giovani. Da Bologna si trasferirà a Roma, dove incontrerà una realtà ben differente da lui sperata fino a quel momento. Ma Zerach non si tirerà indietro e grazie alla sua caparbietà, ai suoi ideali e, soprattutto, all’incontro con Cesare, che gli donerà un po’ della sua saggezza di pensionato invitandolo a riflettere prima di agire, Zerach riuscirà a trovare la sua strada.

I personaggi sono magistralmente dipinti, con le loro peculiarità e caratteri, che sembrano quasi prendere vita ed uscire fuori dalle pagine, pronti ad entrare in scena nel film della vita.
Si denota una conoscenza profonda della psicologia femminile, non dipingendola in un femminismo isterico e concettualmente stereotipato, ma degno di lode, cogliendo tutte le sfumature presenti dell’animo femminile.
Notevole è l’accostamento delle diverse situazioni vissute da Zerach al trittico del Caravaggio esposto nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma: Vocazione di San Matteo (l’amore per la sua Mara), San Matteo e l’angelo (l’aiuto del suo professore di Bologna) e Martirio di San Matteo (il misconoscimento dell’amico del professore che gli aveva promesso un lavoro).
C’è un'altra associazione allegorica con il dipinto “Primavera” di Botticelli, esposto agli Uffizi di Firenze.

Inoltre, nel testo si trovano dei versi scritti dall’autore, che richiamano “Il Cantico dei Cantici”
conosciuto come il “Cantico di Salomone” presente nella Bibbia, versi che denotano una certa vena poetica e una profonda conoscenza del sentimento “amore”:
“Ho per patria il mondo,
per bandiera il cielo,
per confine DIO e
TI AMO: avevo fame e
il tuo corpo era un campo di grano.”

Interessante è anche la descrizione delle varie zone di Roma, sembra quasi di vederle ed essere accompagnati per mano dall’autore, in una stupenda passeggiata nella Città Eterna camminando sul ponte Garibaldi davanti alla lapide di Giorgiana Masi, davanti alla sinagoga, via Botteghe Oscure, via Caetani (dove le BR lasciarono il corpo esamine di Aldo Moro), piazza Venezia, piazza del Pantheon, piazza Navona fino ad arrivare nel cuore della città abitato dai veri romani.

Sono tanti gli spunti di riflessione offerti dal romanzo, come la citazione di un verso di Valery: “Le vent se lève!... Il faut tenter de vivre!” , letteralmente significa che il vento si è alzato, bisogna tentare di vivere, cioè tentare il tutto per tutto.
O la citazione di Rabelais: “La mancanza di danari è una malattia senza pari”.

L’autore affronta temi importanti come l’amore, l’amicizia, la difficoltà dei giovani d’oggi di costruirsi un futuro, una base solida per far crescere e maturare i rapporti interpersonali.

Chiara D’Amico