“A Taormina, d’inverno” opera prima del giornalista catanese Antonello Carbone, noir in veste siciliano, ma non troppo, di lettura abbastanza chiara e di effetto.
Carbone con tratti di matita decisa ha delineato un romanzo ambientato nella perla jonica siciliana: Taormina, rinomata località turistica, bella ed unica, ma con un fascino tutto suo di cui si può godere in inverno, lontana dalla baraonda estiva.
Qui viene uccisa misteriosamente la ricca donna Efre Vazzini, trovata morta in una piazza all’alba. Il giornalista Giacomo Cassisi si ritroverà ad indagare, raccogliendo testimonianze, facendo supposizioni, cercando di trovare la strada giusta per la verità, ma senza distogliere l’interesse dalle donne: Elena amica e collega, Angela la sua stiratrice, la baronessa Rosalia o la seducente Irina. Si ritroverà a “chattare” con l’enigmatica Eylis e a fantasticare sul ritratto in chiaroscuro fatto con il lapis, chiedendosi chi sia...
«[...] Sul foglio si delinea il volto di una donna. Prende forma il viso acqua e sapone che Giacomo vuole raffigurare.
Il blog è dedicato a chi, come me, ama leggere... anzi divorare libri ed immedesimarsi nel protagonista o nella storia e, mentre legge, vede attraverso le parole anche i posti e le persone descritte nel testo. Un libro apre la mente e mostra nuovi orizzonti.
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venerdì 25 aprile 2014
martedì 17 settembre 2013
"La profezia di Celestino" di James Redfield. Recensione
Cari lettori de "Libri, che passione!",
vi ripropongo la recensione de "La profezia di Celestino" di James Redfield. C'è una frase che mi piace moltissimo, perché non è vero forse che gli incontri casuali non lo sono mai sino in fondo ed hanno sempre un loro perché?
“Chiunque attraversi il nostro cammino ha un messaggio per noi. Altrimenti avrebbe scelto un’altra strada o se ne sarebbe già andato.”(da "La profezia di Celestino", di James Redfield)
A chi non crede alle coincidenze e alla loro importanza, questo libro non piacerà, ma chi crede troverà le giuste chiavi di lettura sulla loro importanza e sugli incontri casuali che si fanno durante la vita.
“La profezia di Celestino” narra di un psicologo americano che, dopo l’incontro con la sua amica Charlene e dal suo racconto sulleilluminazioni, decide di partire per il Perù. Qui, gli succederà di tutto, ma riuscirà a scoprire tutte e nove le illuminazioni, che gli permetteranno di avere una nuova visione della vita.
“[…] Ripercorsi gli eventi che si erano manifestati dal mio arrivo in Perù. Sapevo che le Illuminazioni del Manoscritto si erano finalmente fuse nella mia mente dando origine a una consapevolezza globale. Avevo sviluppato una particolare sensibilità riguardo alla misteriosa evoluzione della mia vita, di cui trattava la Prima Illuminazione. […] Stavamo per creare una nuova visione del mondo, come indicato dalla Seconda. La Terza e la Quarta mi avevano mostrato che l’universo era in realtà un vasto sistema di energia, e che i conflitti umani erano dovuti a una mancanza di tale energia […]. La Quinta Illuminazione mi aveva rivelato che si può porre fine a questo conflitto ricevendo l’energia da una fonte più elevata. […] Anche la Sesta, secondo cui siamo in grado di chiarire i nostri antichi drammi e di trovare quindi la nostra vera essenza, […]. E la Settima aveva messo in moto l’evoluzione attraverso le domande, le intuizioni di ciò che occorre fare e le relative risposte. […] L’Ottava, che spiegava come comportarsi in maniera diversa con gli altri portando alla luce la loro parte migliore, […]. Restava solo la Nona, che rivelava dove ci avrebbe portato la nostra evoluzione. […]”
vi ripropongo la recensione de "La profezia di Celestino" di James Redfield. C'è una frase che mi piace moltissimo, perché non è vero forse che gli incontri casuali non lo sono mai sino in fondo ed hanno sempre un loro perché?
“Chiunque attraversi il nostro cammino ha un messaggio per noi. Altrimenti avrebbe scelto un’altra strada o se ne sarebbe già andato.”(da "La profezia di Celestino", di James Redfield)
A chi non crede alle coincidenze e alla loro importanza, questo libro non piacerà, ma chi crede troverà le giuste chiavi di lettura sulla loro importanza e sugli incontri casuali che si fanno durante la vita.
“La profezia di Celestino” narra di un psicologo americano che, dopo l’incontro con la sua amica Charlene e dal suo racconto sulleilluminazioni, decide di partire per il Perù. Qui, gli succederà di tutto, ma riuscirà a scoprire tutte e nove le illuminazioni, che gli permetteranno di avere una nuova visione della vita.
“[…] Ripercorsi gli eventi che si erano manifestati dal mio arrivo in Perù. Sapevo che le Illuminazioni del Manoscritto si erano finalmente fuse nella mia mente dando origine a una consapevolezza globale. Avevo sviluppato una particolare sensibilità riguardo alla misteriosa evoluzione della mia vita, di cui trattava la Prima Illuminazione. […] Stavamo per creare una nuova visione del mondo, come indicato dalla Seconda. La Terza e la Quarta mi avevano mostrato che l’universo era in realtà un vasto sistema di energia, e che i conflitti umani erano dovuti a una mancanza di tale energia […]. La Quinta Illuminazione mi aveva rivelato che si può porre fine a questo conflitto ricevendo l’energia da una fonte più elevata. […] Anche la Sesta, secondo cui siamo in grado di chiarire i nostri antichi drammi e di trovare quindi la nostra vera essenza, […]. E la Settima aveva messo in moto l’evoluzione attraverso le domande, le intuizioni di ciò che occorre fare e le relative risposte. […] L’Ottava, che spiegava come comportarsi in maniera diversa con gli altri portando alla luce la loro parte migliore, […]. Restava solo la Nona, che rivelava dove ci avrebbe portato la nostra evoluzione. […]”
lunedì 25 marzo 2013
Recensione: "Le notti al Santa Caterina" di Sarah Dunant
Recensione
“Le notti al Santa Caterina”
di Sarah Dunant
Traduttore: M. Ortelio
Neri Pozza, 2009
pp. 439, brossura
€ 18,00
Il libro ci proietta in un mondo a noi sconosciuto, un modo di vivere che per noi, abituati ad essere liberi, è impossibile da capire: la vita di clausura, soprattutto se questa è coercitiva.
L’autrice Sarah Dunant, come un’abile tessitrice, intreccia le vite delle suore che abitano il convento di Santa Caterina, nella Ferrara del 1570.
La storia si svolge, essenzialmente, attorno a tre figure principali: la monaca speziera Zuana, la novizia Serafina e la badessa Madonna Chiara. Queste tre donne hanno una storia differente alle spalle, ma alla fine questa diversità sarà la salvezza per tutte, le farà unire e sarà per loro la chiave di svolta.
mercoledì 12 dicembre 2012
"Non Adesso", di Stefano La Monica.
Oggi vi segnalo il libro scritto da Stefano La Monica: "Non Adesso"
É un libro ben scritto, con una scrittura scorrevole e coinvolgente, che porta il lettore ad immedesimarsi con il protagonista, a soffrire con lui e sperare per lui, che tutto si risolva per il meglio.
“Non Adesso” primo romanzo di Stefano La Monica, un romanzo da leggere tutto d’un fiato e che lascia il segno.
“Vorrei lasciare il segno di me sui muri di una notte d’estate...” (Pooh).
Clicca qui per leggere la recensione.
Chiara D'Amico
martedì 10 luglio 2012
Intervista a Paola Calvetti
L’ultimo libro di Paola Calvetti “Olivia, ovvero la lista delle cose possibili”, edito da Mondadori, si può racchiudere nella parola «attimo». Questa parola, infatti, è sinonimo di arco di tempo così breve e così effimero, ma non è da sottovalutare. Quante cose capitano in un attimo e, soprattutto, per caso? Nel romanzo ritorna spesso il concetto di “serendipità” con autori inconsapevoli di scoperte scientifiche come Alexander Fleming che scoprì per caso la penicillina lasciando aperto un vetrino contenente muffe o Alfred Nobel (inventore della dinamite). Paola Calvetti inizia la sua carriera di giornalista nella redazione milanese di “Repubblica”, ha diretto l’Ufficio Stampa del Teatro La Scala e, successivamente, Direttore della Comunicazione del Touring Club Italiano. Attualmente scrive per il “Corriere della Sera” e il settimanale “Io Donna”.
Al suo primo romanzo L’amore segreto (Baldini&Castoldi) del 1999 seguono: L’addio (2000), Né con te né senza di te(2004), Perché tu mi hai sorriso (2006) tutti editi da Bompiani, e Noi due come un romanzo del 2009 con Mondadori.
Olivia, Olli per gli amici, è la protagonista del suo ultimo libro una trentatreenne come molte altre. Figlia unica di una coppia di dottori, ora separati, legata al ricordo della nonna e del suo affetto. La storia inizia con Olivia appena licenziata che si rifugia in un bar tabacchi con lo scatolone pieno di oggetti personali portato via dall’ufficio. Fuori nevica e lei trova un po’ di calore nel bar. Si siede e tra un ordine e un altro pensa all’affetto della sua adorata nonna, ai momenti trascorsi assieme a lei e a ciò che ella potrebbe consigliarle in questo momento. Ripensa, anche, al viaggio a Londra, ai suoi ex. E poi c’è Diego, reduce da un brutto dramma familiare. Cosa succederà tra Olivia e Diego è solo un attimo, un momento preciso in cui i loro destini prima o poi si intrecceranno. Siciliaedonna ha intervistato l’autrice.
Come è nata l’idea di Olivia? E quanto c’è di Paola nel libro?
“Tanti ragazzi sono stati mesi alla porta o, addirittura, la non porta non è mai stata aperta. Olivia piace a molti, così come la figura di Diego. Sono contenta che qualcuno sia andato oltre la superficie, trovando qualcosa in cui si riconosce. L’idea di Olivia nasce dalla mia esperienza personale. Ho dovuto mandar via quattro trentenni, e mi sono immedesimata in loro. È stato molto doloroso quando il capo del personale decise di tagliare il personale stesso. Successivamente, l’ufficio comunicazione che dirigevo è stato chiuso, e io sono stata costretta ad andare via. Così è nata Olivia vivendo io stessa quello che vivevano le ragazze nella vita quotidiana.
Anche Diego rispecchia molto me stessa, ho avuto un fratello Andrea e una sorella Simona che si sono suicidati. Come Diego ho avuto la sensazione della colpa, uno stato d’animo che mi ha accompagnato per molti anni. Penso che ci sono delle famiglie segnate, chi resta ha l’incombenza di superare il dolore, metabolizzare il lutto, dargli una dimensione.
Ho avuto due figli, Davide e Giulia, che sono stati la mia risposta alla morte. Anch’io ho perdonato i miei, li ho accettati, perché la stessa accettazione è la liberazione dal senso di colpa”.
Chiara D'Amico
giovedì 16 febbraio 2012
Le mie recensioni: "Amicizia rubata" di Silvana Puschietta.

"Amicizia rubata"
di Silvana Puschietta
Sensoinverso Edizioni, 2011
pp. 80, brossura
€ 12,00
Cos’è l’amicizia rubata? lo spiega bene nel suo romanzo d’esordio Silvana Puschietta. La storia ruota intorno alla vita di Myriam che durante un viaggio di piacere a Parigi incontra per caso Cristoforo in una pasticceria e incominciano a parlare delle loro vite: lei sposata e traduttrice per una casa editrice, lui insegnante di storia in un liceo. In comune l’amore per i libri e per il mare. Infatti, scoprono di avere le stesse origini liguri.
All’inizio sembrava solo uno dei tanti incontri casuali che si fanno così, ma qualcosa si impernia nel loro cuore e nelle loro menti.
“[…] Le cose belle in natura durano un attimo: un’effimera, un raggio di sole fra le nuvole, un fiocco di neve … A presto (spero!). Un abbraccio lungo e caldo. […]
Le prese un tuffo al cuore. Pensò che non doveva accadere.
[…] Uno sconosciuto s’era insinuato in lei. […]”
Quest’amicizia cerca di scappare dall’idea che possa essere qualcosa di più, succede un qualcosa che la rende “rubata”…
La lettura del romanzo risulta bella, scorrevole; la scrittrice attinge dalla sua terra natia, la Liguria, e ne dipinge i luoghi e i sentimenti di chi ritorna nei luoghi più cari, nei ricordi e nelle emozioni che ritornano alla vista del mare.
Il tocco, lo scrivere è elegante e mai banale. Consiglio vivamente la lettura, vi stupirà piacevolmente. Mai dare nulla per scontato, è questo l’insegnamento dell’autrice, ma carpire e capire i momenti, le occasioni che viviamo.
Nulla è per caso.
giovedì 10 febbraio 2011
Le mie recensioni: "Il Futuro Nascosto" di Antonio G. Sangineto.
“Il futuro nascosto”di Antonio G. Sangineto
Gruppo Albatros Il Filo, 2008 VIII ristampa
pp. 166, brossura
€ 12,50
“Il futuro nascosto” romanzo d’esordio dello scrittore e regista Antonio Sangineto, che si districa fra idealismo e realismo, ma è quest’ultimo che porta amaramente il protagonista a fare i conti con una realtà diversa da quella da lui immaginata.
Il libro è all’VIII ristampa, questo grazie al semplice passaparola dei lettori, un testo che merita di essere letto dalla prima all’ultima pagina, pieno di significato e di chiavi di lettura davvero interessanti.
“Balenò una luce vermiglia / La qual mi vinse ciascun sentimento” da questo passo messo all’inizio del libro, si può solo immaginare tutte le difficoltà che incontrerà il protagonista, Zerach, nella ricerca affannosa del suo futuro, nascosto dietro ad ipocrisie, clientelismo, ma trovando nella sua strada anche l’amicizia vera. Come Dante, ignaro di quello che gli accadrà una volta attraversato l’Acheronte e addentrandosi tra i gironi infernali, Zerach appena laureato si affaccia alla sua nuova vita, alla ricerca di un lavoro stabile che gli permetta di vivere in pieno il rapporto con la sua Mara.
Il testo narra la storia di Gian Luca, chiamato Zerach dalla sua ragazza, laureatosi a Bologna e in cerca di occupazione, come tutti i giovani. Da Bologna si trasferirà a Roma, dove incontrerà una realtà ben differente da lui sperata fino a quel momento. Ma Zerach non si tirerà indietro e grazie alla sua caparbietà, ai suoi ideali e, soprattutto, all’incontro con Cesare, che gli donerà un po’ della sua saggezza di pensionato invitandolo a riflettere prima di agire, Zerach riuscirà a trovare la sua strada.
I personaggi sono magistralmente dipinti, con le loro peculiarità e caratteri, che sembrano quasi prendere vita ed uscire fuori dalle pagine, pronti ad entrare in scena nel film della vita.
Si denota una conoscenza profonda della psicologia femminile, non dipingendola in un femminismo isterico e concettualmente stereotipato, ma degno di lode, cogliendo tutte le sfumature presenti dell’animo femminile.
Notevole è l’accostamento delle diverse situazioni vissute da Zerach al trittico del Caravaggio esposto nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma: Vocazione di San Matteo (l’amore per la sua Mara), San Matteo e l’angelo (l’aiuto del suo professore di Bologna) e Martirio di San Matteo (il misconoscimento dell’amico del professore che gli aveva promesso un lavoro).
C’è un'altra associazione allegorica con il dipinto “Primavera” di Botticelli, esposto agli Uffizi di Firenze.
Inoltre, nel testo si trovano dei versi scritti dall’autore, che richiamano “Il Cantico dei Cantici”
conosciuto come il “Cantico di Salomone” presente nella Bibbia, versi che denotano una certa vena poetica e una profonda conoscenza del sentimento “amore”:
“Ho per patria il mondo,
per bandiera il cielo,
per confine DIO e
TI AMO: avevo fame e
il tuo corpo era un campo di grano.”
Interessante è anche la descrizione delle varie zone di Roma, sembra quasi di vederle ed essere accompagnati per mano dall’autore, in una stupenda passeggiata nella Città Eterna camminando sul ponte Garibaldi davanti alla lapide di Giorgiana Masi, davanti alla sinagoga, via Botteghe Oscure, via Caetani (dove le BR lasciarono il corpo esamine di Aldo Moro), piazza Venezia, piazza del Pantheon, piazza Navona fino ad arrivare nel cuore della città abitato dai veri romani.
Sono tanti gli spunti di riflessione offerti dal romanzo, come la citazione di un verso di Valery: “Le vent se lève!... Il faut tenter de vivre!” , letteralmente significa che il vento si è alzato, bisogna tentare di vivere, cioè tentare il tutto per tutto.
O la citazione di Rabelais: “La mancanza di danari è una malattia senza pari”.
L’autore affronta temi importanti come l’amore, l’amicizia, la difficoltà dei giovani d’oggi di costruirsi un futuro, una base solida per far crescere e maturare i rapporti interpersonali.
Chiara D’Amico
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lunedì 6 dicembre 2010
Le mie recensioni: "Solo l'amore" di Fabio Amato.

“Solo l’amore”
di Fabio Amato
OTMA Edizioni, II Ristampa maggio 2010
pp. 64, rilegato a mano
€ 8,00
Nella seconda raccolta di poesie di Fabio Amato, intitolata “Solo l’amore”, si denota una maturità artistica, dove il poeta con poche e semplici parole, riesce ad esprimere al meglio intense emozioni.
Il modo di scrivere è lineare, i versi sono scritti senza rispettare alcuna regola della scrittura poetica, liberi da ogni legame ma ricchi di significato, dove Amato mette al centro di tutto “Solo l’amore”.
“Moriamo/ Quando/ Non sentiamo/ L’altro/ E non/ Comunichiamo/ Il silenzioso/ Anelito/ Del cuore.”
Ci sono tanti modi per morire, ma quello che non riusciamo a capire è che il morire è anche non comunicare, non trasmettere al prossimo i nostri sentimenti, le nostre emozioni più vere e sincere. E che cosa sono le nostre emozioni se non leggeri sfarfallii del nostro cuore?
“Profondo/ Nel mare/ Si perde/ Lo sguardo,/ mentre pensieri/ come nuvole/ mutano forma.”
Quante volte ci sediamo là sulla battigia ad ammirare la maestosità del mare, perdendoci nei nostri infiniti e variegati pensieri.
Natività
“Dalla scia/ Della stella guidati,/ nell’umile grotta/ troviamo/ la silenziosa risposta:/ l’amore.”
I Re Magi guidati dalla loro scienza, dallo studio delle stelle e delle profezie, cercano il Re che sta per nascere. Dentro una grotta trovano un caldo fagotto appena nato, Gesù Bambino, che insegna loro di non giudicare le persone per quello che possiedono, ma dona loro e a tutti noi un dono prezioso: l’Amore.
Speranza
“Si spegne/ Nel magico/ Incanto/ Della notte/ Un anno,/ mentre nel mare/ si specchia/ il luccicante riflesso/ di una nuova alba.”
La notte di Capodanno, per tutti noi, è piena di interrogativi e di buoni auspici per l’anno che verrà.
Oltre all’amore e alla speranza, Fabio Amato affronta il tema della guerra.
Ferite
“Placate/ L’urlo/ Della terra,/ squarciata/ dal sangue/ delle lapidi.”
Pietà
“L’ebraico ghetto/ Vive/ Tra le mura/ E il silenzio/ Dei luoghi/ Della pietà.”
“Tramonta/ Il sole/ Sull’occidente/ Coi carri armati/ E l’incapacità/ Di dialogare.”
Genocidio
“Urlo/ Soffocato/ Nel silenzio/ Di una notte/ Senza stelle.”
Cosa lascia la guerra a chi la combatte, se non una triste scia di sangue e distruzione, distruzione del corpo ma anche dell’anima.
Segnalo anche alcuni omaggi che il poeta fa a grandi artisti, come:
Omaggio a Ungaretti
“Silenziosa/ La luna/ Si sporge/ Dalla balaustra/ Del cielo/ E illumina/ I nostri pensieri.”
Ascoltando Puccini
“Malinconici ricordi,/ lontane melodie,/ silenti ritorni/ di anime/ perse/ nella disperata ricerca/ di se stesse.”
Ascoltando Stravinskij
“Frammenti/ Di sogni/ Riaffiorano/ Alla coscienza:/ ricordi/ di fughe/ o/ fughe/ dai ricordi?”
Concludo con la poesia “Sicilia” , vincitrice di un premio della seconda edizione della Biennale di Pero il 4 dicembre 2005.
Sicilia
“Vitigno solitario,/ accarezzato/ dalla brezza/ del mare/ arroventata/ dal sole,/ che rubino,/ gocciola/ nei cristalli/ della memoria,/ ritorno/ alla terra dei padri:/ la Sicilia.”
Fabio Amato nasce a Milano il 14 marzo del 1964, laureato in pedagogia (1989), lavora come educatore nella Fondazione Istituto Sacra Famiglia dal 1991.
É autore di “Falene”, una raccolta di poesia pubblicata sempre con OTMA Edizioni, e “Solo l’amore” è il suo secondo libro. Egli è iscritto all’A.U.P.I., Albo Ufficiale Poeti-Pittori Italiani. Inoltre, le sue opere sono presenti nell’antologia poetica italiana: “L’Agenda Dei Poeti”.
“Solo l’amore” è dedicato a tutti coloro che credono nell’amore.
In fondo non è “Solo l’amore” il sentimento più importante dell’uomo?
Chiara D'Amico
mercoledì 1 dicembre 2010
Le mie recensioni: "Non Adesso" di Stefano La Monica.

“Non Adesso”
di Stefano La Monica
Altrerighe, 2009
pp. 162, brossura
€ 11,00
“Non Adesso” è un libro forte come un pugno sullo stomaco, che ruota attorno al protagonista seduto su un cornicione, dove analizza la sua vita, i suoi amori Lei e lei, le aspettative di scrittore emergente.
É un libro ben scritto, con una scrittura scorrevole e coinvolgente, che porta il lettore ad immedesimarsi con il protagonista, a soffrire con lui e sperare per lui, che tutto si risolva per il meglio.
Belle sono le parole dette dal padre al protagonista riguardo il diverso amore che si prova per i figli e per la moglie: “[...] Se verrà il giorno in cui metterai al mondo un figlio, capirai che non esiste amore più grande di quello. Noi ormai siamo legati da un amore lungo e resistente, ma ci lasciamo travolgere solo da quello che proviamo per tutti voi tre. [...]”.
Il protagonista, come scrittore emergente, chiedeva soltanto poco tempo a questo o a quell’editore, pochi minuti la sera affinché questi leggessero il suo componimento, ed è il concetto di tempo che viene fuori in uno dei suoi dialoghi con il commissario: “[...] Guardi giù, commissario. Guardi tutta questa città. É piena di gente che non è riuscita a dedicarmi nemmeno due ore del proprio tempo. E dire che a loro avevo chiesto pochi minuti ogni sera e non due ore tutte insieme, come sto chiedendo a lei. [...]”.
Il personaggio principale, durante una pausa di riflessione, pensa alla sua vita, a come questa vita la viviamo, la sprechiamo, invece di trarne il massimo da ogni cosa e da ogni situazione: “[...] É dura voltarsi e guardare tutta quella vita che ci lasciamo alle spalle. Una successione di giorni che, come perline, possono più o meno brillare. Anche se, come disse qualcuno, i giorni veramente belli della vita sono solo 4 o 5. Tutti gli altri fanno volume. [...]”.
Stefano La Monica è nato a Roma nel 1969 e risiede a Brindisi dal 1976. É stato un bravo studente fino al secondo anno di liceo, dopo di che la pallacanestro lo ha distolto da qualsiasi forma di cultura. Fortuna volle che, un giorno, un’amica gli regalasse un libro...
E meno male che quel libro lo ha letto, perché così ha avuto la curiosità di cimentarsi come scrittore.
“Non Adesso” primo romanzo di Stefano La Monica, un romanzo da leggere tutto d’un fiato e che lascia il segno.
“Vorrei lasciare il segno di me sui muri di una notte d’estate...” (Pooh).
Chiara D'Amico
lunedì 20 settembre 2010
Le mie recensioni: "La profezia di Celestino" di James Redfield.
Recensione

"La profezia di Celestino"
di James Redfield
Corbaccio, 1994
LI edizione, gennaio 2010
pp. 256, brossura
€ 18,60
“[…] Chiunque attraversi il nostro cammino ha un messaggio per noi. Altrimenti avrebbe scelto un’altra strada o se ne sarebbe già andato. […]”
A chi non crede alle coincidenze e alla loro importanza, questo libro non piacerà, ma chi crede troverà le giuste chiavi di lettura sulla loro importanza e sugli incontri casuali che si fanno durante la vita.
“La profezia di Celestino” narra di un psicologo americano che, dopo l’incontro con la sua amica Charlene e dal suo racconto sulleilluminazioni, decide di partire per il Perù. Qui, gli succederà di tutto, ma riuscirà a scoprire tutte e nove le illuminazioni, che gli permetteranno di avere una nuova visione della vita.
“[…] Ripercorsi gli eventi che si erano manifestati dal mio arrivo in Perù. Sapevo che le Illuminazioni del Manoscritto si erano finalmente fuse nella mia mente dando origine a una consapevolezza globale. Avevo sviluppato una particolare sensibilità riguardo alla misteriosa evoluzione della mia vita, di cui trattava la Prima Illuminazione. […] Stavamo per creare una nuova visione del mondo, come indicato dalla Seconda. La Terza e la Quarta mi avevano mostrato che l’universo era in realtà un vasto sistema di energia, e che i conflitti umani erano dovuti a una mancanza di tale energia […]. La Quinta Illuminazione mi aveva rivelato che si può porre fine a questo conflitto ricevendo l’energia da una fonte più elevata. […] Anche la Sesta, secondo cui siamo in grado di chiarire i nostri antichi drammi e di trovare quindi la nostra vera essenza, […]. E la Settima aveva messo in moto l’evoluzione attraverso le domande, le intuizioni di ciò che occorre fare e le relative risposte. […] L’Ottava, che spiegava come comportarsi in maniera diversa con gli altri portando alla luce la loro parte migliore, […]. Restava solo la Nona, che rivelava dove ci avrebbe portato la nostra evoluzione. […]”.
lunedì 9 agosto 2010
Le mie recensioni: "Ad un passo da me" di Tommaso Occhiogrosso.

“Ad un passo da me”
di Tommaso Occhiogrosso
Gruppo Albatros Il Filo, 2010
pp. 156, brossura
€ 13,50
WORKING IN PROGRESS
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Tommaso Occhiogrosso
martedì 3 agosto 2010
Le mie recensioni: "Monza delle delizie" di Sergio Paoli.

"Monza delle delizie. Storie di poteri e malaffare"
di Sergio Paoli
Fratelli Frilli Editori, 2010
pp. 300
€ 12,00
Monza delle delizie” è un noir ambientato a Monza che ha come protagonista il Vice Commissario Federico Marini, il quale dopo aver denunciato i fatti del G8 di Genova, viene trasferito da una città all’altra. Arrivato a Monza da Lecco, si troverà ad indagare sul ritrovamento di un corpo in una casamatta, prossima alla demolizione, vicino alla stazione ferroviaria. Investigherà sulla WW-LAB, una prestigiosa società informatica, che nasconde un losco intreccio tra il potere economico e la malavita organizzata.
Sergio Paoli dimostra di essere un brillante scrittore di noir.
Con “Monza delle delizie”, lo scrittore, realizza un libro in cui l’intreccio tra potere economico, politico e malavita rispecchia la realtà, portando il lettore a riflettere sulla società odierna, una società che non mira al bene della collettività ma al bene di pochi, un bene che è legato a trame oscure, dove l’uso di pratiche “non convenzionali” sono all’ordine del giorno.
Emblematico è il discorso fatto dal Viceprefetto al Questore, dove si evince la sottomissione di queste importanti figure istituzionali al potere politico, in vista delle imminenti elezioni.
“ […] Lei sa benissimo che, subito dopo le elezioni, se ne andranno come dio vorrà, ci libereremo di questo governo imbecille, e il nuovo governo nominerà subito una tornata di prefetti. E che nei papabili ci sono anche io. - Lo so – rispose rassegnato il Questore. La tiritera sulle nomine l’aveva sentita decine di volte, da decine di dirigenti. […] “
Fra i personaggi segnalo Viola Di Bastiano, una manager rampante e senza scrupoli, il cui unico scopo è la carriera, senza amici e senza qualcuno accanto che le scaldi il cuore. Una vera tagliatrice di teste che, come San Paolo folgorato sulla via di Damasco, riesce a rinnovarsi interiormente.
Qualche perplessità la nutro nei confronti del personaggio del Vice Commissario Federico Marini, poteva essere più incisivo, però mi è piaciuto l’uso delle sottolineature del personaggio come
Ho apprezzato il riferimento al Museo El Prado di Madrid, con la descrizione de Il trittico delle delizie di Hieronymus Bosch, grande pittore fiammingo:“ […] Partendo dal primo pannello, il paradiso terrestre, è un’opera pervasa da un’atmosfera inquietante… - Che poi si carica di elementi orrifici, mostruosi e diabolici nel terzo, chiamato l’inferno musicale. Il pannello centrale, detto il giardino delle delizie, fa da trait d’union, con un’articolatissima composizione di figure umane, oggetti, forme animali e vegetali e ordigni fantastici. - Già. Non l’Eden, ma una dimensione in cui il peccato ha contaminato tutti gli aspetti della vita umana. Idilliaca solo in superficie. Tutto quanto si intreccia a rappresentare il personaggio di un sogno, o di un incubo. […] “
Non è questa la realtà?
Chiara D'Amico
venerdì 16 luglio 2010
martedì 13 luglio 2010
Recensione: "Io vado scalza" di Angela Barbieri
Recensione

"Io vado scalza"
di Angela Barbieri
Monte Grappa Edizioni, 2009
pp. 90
€ 10,00
"Io vado scalza" è il primo romanzo di Angela Barbieri, vincitore della 1° edizione del Premio Nazionale Letterario "Un Fiorino".
La narrazione è chiara e ben definita, anche se la casa editrice non ha curato bene l’editing del romanzo si trovano, spesso, frasi lasciate a metà.
Le protagoniste del romanzo sono tre donne: Angela, Lory e Miriam. Tre donne diverse, tre storie familiari differenti, ma con un unico filo conduttore che le accomuna: la sofferenza dell’anima.
mercoledì 12 maggio 2010
Recensione: "Requiescat in pace" di Gianluca D'Aquino
Recensione

"Requiescat in pace"
di Gianluca D'Aquino
Gruppo Albatros Il Filo, 2007
pp. 401, brossura
€ 19,50
“Molti avrebbero fatto carte false per risolvere un così controverso ed intricato caso di cronaca nera, molti avrebbero giocato tutte le proprie carte per evitare di essere spietatamente fagocitati. Io non potei fare a meno di averci a che fare, fatalmente fui impotente scoglio contro il quale la perniciosa onda ebbe ad abbattersi con tutta la sua mefistofelica ira – Londra dicembre 1908”.
Gianluca D’Aquino ha magistralmente scritto questo romanzo, una detective-story ambientata a Londra nel dicembre del 1908. Un testo, che fin dalle prime pagine, catapulta il lettore nell’atmosfera tipicamente british con la pioggia impertinente, con la nebbia che tutto avvolge e, con un buon thé sorseggiato al McNillis’ Café.
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Gianluca D'Aquino,
Gruppo Albatros Il Filo,
Recensione Requiescat in pace,
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Requiescat in pace
venerdì 7 maggio 2010
Le mie recensioni: "Le notti al Santa Caterina" di Sarah Dunant.
“Le notti al Santa Caterina”di Sarah Dunant
Traduttore: M. Ortelio
Neri Pozza, 2009
pp. 439, brossura
€ 18,00
Questo romanzo è ambientato nella Ferrara del 1570 nel convento di Santa Caterina, che in realtà non esiste; l’autrice ha, infatti, preso spunto dalla storia del monastero ferrarese si Sant’Antonio in Polesine.
Chiara D'Amico
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Le mie recensioni: "Venuto al mondo" di Margareth Mazzantini.
Recensione

“Venuto al mondo”
di Margareth Mazzantini
Mondadori, 2008
pp. 531, rilegato
€ 20,00
Il libro è ambientato tra Roma e Sarajevo, tra la vita tranquilla e monotona delle nostre città, e la vita vissuta con il rischio di morire per mano di un cecchino, una vita segnata dalla guerra. La guerra dell’ex-Jugoslavia è il filo conduttore di questo romanzo, bello e tragico, ma ricco di un’unamità sconvolgente, ma anche la spasmodica ricerca di una maternità negata, che alla fine verrà ricompensata, non senza lacrime e profonda sofferenza.
Il romanzo inizia con una telefonata tra Gemma, una cinquantenne romana, e Gojko, amico bosniaco, poeta mancato, conosciuto a Sarajevo per le Olimpiadi invernali del 1984, il quale la invita ad una mostra fotografica che si sta allestendo proprio a Sarajevo, che ricorda l’assedio e la guerra, e nella mostra ci saranno anche le foto di Diego, grande amore di Gemma, nonché padre di Pietro, ormai sedicenne, che accompagna la mamma controvoglia, in questo viaggio nella memoria. La storia fra Gemma e Diego inizia proprio a Sarajevo nel 1984, ed è proprio Gojko l’artefice dell’incontro tra i due ragazzi, un incontro che segnerà per sempre le loro vite, dato che proveranno l’uno per l’altro un amore vero, un amore con la a maiuscola. Gemma è lì per preparare la sua tesi di laurea su un poeta jugoslavo, e Diego fa il fotografo. Ritornando a Roma, Gemma non riuscirà a dimenticare Diego, dato che lascerà il fidanzato sull’altare, per correre fra le braccia del suo Diego. Lui, per amore di lei, si trasferirà da Genova a Roma, dove cercherà di vivere una vita tranquilla. Gemma rincorre un altro sogno: quello di diventare mamma, ma la natura le giocherà un tiro mancino negandole la realizzazione del suo desiderio. Però ricorre ad una soluzione più brutale: far concepire il figlio a un’altra donna con il marito Diego.
Per quest’ultimo, il pensiero della guerra in Jugoslavia, e degli amici in pericolo, sarà più forte dell’amore per Gemma, infatti partirà, ma lei lo seguirà non senza pericoli.
A Sarajevo incontrano Aska, una trombettista punk, e Gemma decide che sarà lei la “madre” del loro bambino.
Nel componimento narrativo si intreccia la voglia e la ricerca della maternità di Gemma, e la guerra dell’ex-Jugoslavia e, si conclude con la sconcertante rivelazione della procreazione di Pietro, frutto di una violenza etnica, un modus operandi crudele perpetrato dalle milizie serbe nei confronti dei bosniaci.
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