venerdì 22 aprile 2011

Auguri di Buona Pasqua!


«Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono» (Gv 8,28)

Cristo Risorto doni amore e pace nei nostri cuori.



domenica 17 aprile 2011

VIII PREMIO DI POESIA REGIONALE “CITTA’ DI GRAVINA”

GENTILE POETA,

cogliamo l’occasione per invitarti all’ottava edizione del Premio Regionale di poesia “Città di Gravina”.

Con la presente precisiamo che il Premio, ormai da dieci anni, è diventato un appuntamento fisso per tutti i poeti della nostra amata Sicilia. Come nella scorsa edizione, il Centro Culturale e i tanti poeti che da anni partecipano al Premio, hanno deciso, oltre alla sezione in italiano ed in vernacolo, di riservare una terza sezione a Carmelo Pitrolino, ideatore, nel lontano 2001, del concorso e fondatore del “Centro Culturale e Ricreativo per la Terza Età…e non solo” con sede a Gravina di Catania, scomparso prematuramente nel 2008. Inoltre quest’anno, tra tante novità, ospite dell’evento sarà il grande cantautore Vincenzo Spampinato.



A tal proposito Ti riportiamo il regolamento del Premio:


Art. 1 - Sono ammessi a partecipare i poeti e gli scrittori residenti in Sicilia.


Art. 2 - Il concorso si divide in tre sezioni:

A) Poesia a tema libero in dialetto siciliano.

B) Poesia a tema libero in lingua italiana.

C) Poesia (in dialetto o in lingua italiana) tematica: “La figura di Carmelo Pitrolino presidente del Centro Culturale e fondatore del Premio di poesia, scomparso lo scorso dicembre 2008”.


Art. 3 - Per la partecipazione alle sezioni A e B è prevista, a titolo di spese di segreteria, la somma di Euro 10,00 per ogni sezione, allegati insieme alla busta da spedire. Mentre per la sezione C le spese saranno a carico del “Centro Culturale e Ricreativo per la Terza Età…e non solo” e quindi gratuita.


Art. 4 - E’ possibile partecipare con un massimo di 3 (tre) componimenti per ogni sezione, dattiloscritti non firmati. I componimenti dovranno essere rigorosamente inediti, anonimi e mai premiati. Allegare obbligatoriamente all’interno della busta un foglio a parte contenente i propri dati (nome, cognome, indirizzo e recapiti telefonici, eventuale indirizzo di posta elettronica per poter essere contattati).

Il tutto dovrà essere spedito, in tre copie, entro e non oltre il 15 maggio 2011 (farà fede il timbro postale) a: Centro Culturale e Ricreativo per la Terza Età – VIII Premio di Poesia “Città di Gravina”, via Principato di Monaco, s.n. – 95030 Gravina di Catania.

Per informazioni telefonare tutti i giorni, dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 12 e dalle 16 alle 19 al numero 095 396136 o al 340 6091442.


Art. 5 - I premiati saranno avvertiti a mezzo raccomandata o telefonicamente. I primi tre classificati di ogni sezione in concorso sono tenuti a presenziare alla cerimonia. Oltre ai primi tre classificati saranno premiati anche alcune menzioni speciali. La cerimonia di premiazione avrà luogo sabato 4 giugno 2011, alle ore 17.30 presso l’Auditorium del Centro Civico di Via Vecchia San Giovanni – Gravina di Catania. La manifestazione sarà allietata da un rinfresco finale.


Art. 6 - La giuria sarà formata da personalità della cultura letteraria, artistica e del giornalismo. I loro nomi saranno resi noti al momento della premiazione.


Art. 7 - La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento, compreso il trattamento dei dati personali in base al disposto della legge n. 675/1996.



Gravina di Catania, lì 20 Marzo 2011


LA SEGRETARIA IL PRESIDENTE

(Rosaria Pellicani) (Andrea Pitrolino)





CENTRO CULTURALE E RICREATIVO

PER LA TERZA ETA’…E NON SOLO

Gravina di Catania, Via Principato di Monaco, s.n. – 95030

Tel. 095 396136 – Cell. 340 6091442


venerdì 8 aprile 2011

Presentazione de "Il Futuro Nascosto", di Antonio G. Sangineto.


Cari amici di “Libri, che passione!”
ho il piacere di segnalare, per chi abita a Roma e dintorni, la presentazione del libro “Il Futuro Nascosto” scritto da Antonio G. Sangineto, sabato 9 aprile alle ore 18,00, presso la “Libreria pagina 348”, V.le Cesare Pavese 348 (EUR), Roma.
Il romanzo sarà presentato dalla conduttrice TV Liana Amicone e da Daniele Venturi, Presidente Associazione Nazionale Papaboys. Leggeranno alcuni brani l'attrice Valentina Gemelli e l'attore Giuseppe Morrone.


“Balenò una luce vermiglia / La qual mi vinse ciascun sentimento”
Come Dante, ignaro di quello che gli accadrà una volta attraversato l’Acheronte e addentrandosi tra i gironi infernali, Zerach appena laureato si affaccia alla sua nuova vita, incontrando numerose difficoltà, nella ricerca affannosa del suo futuro, nascosto dietro ad ipocrisie, clientelismo, ma trovando nella sua strada anche l’amicizia vera.

Un caro saluto,
Chiara D’Amico


lunedì 21 marzo 2011

“Se solo mia madre sapesse", di Davide Chiara.


“Se solo mia madre sapesse”
di Davide Chiara
Boopen, 2010
pp. 197, brossura
€ 12,00

Soffocato da una realtà borghese e provinciale, Lorenzo vede un giorno il suo mondo colorarsi di una nuova parola: Erasmus. Chiunque lo abbia fatto torna cambiato, e torna con storie su luoghi lontani, incredibili, fatte di sesso, alcol, amici, zero responsabilità. Così anche Lorenzo si mette in viaggio, direzione Spagna, città di Salamanca, dove lo aspettano nove mesi di pura follia, in cui l’ondata d’entusiasmo è troppo forte per non farsi inghiottire in pieno. Un’avventura dietro l’altra, una notte dopo l’altra, vissute con distacco e ingenuità grazie a una spietata ironia che non risparmia nessuno, tanto meno lui stesso. Almeno finché qualcos’altro non irrompe d’un tratto sulla sua strada, e così a vent’anni ci si ritrova a dover scegliere. Se godere di tutti i piaceri di quello che potrebbe essere l’anno più divertente della sua vita, o se crescere insieme a un sentimento che lo travolge come un treno in corsa: l’amore, quello vero e imprevedibile.

lunedì 14 marzo 2011

“1861. La storia del Risorgimento che non c’è sui libri di storia”, di Giovanni Fasanella e Antonella Grippo.


“1861. La storia del Risorgimento che non c’è sui libri di storia”
di Giovanni Fasanella e Antonella Grippo
Sperling & Kupfer, 2010
pp. 288, rilegato
€ 18,50

La storia d’Italia nasce dall’intrigo, dal mistero, dalla corruzione e dalla violenza. In un libro controcorrente, irriverente e antiretorico, scorrono le scene censurate del grande kolossal del Risorgimento. Che ruolo ebbe la Massoneria nella spedizione dei Mille? Il naufragio della nave “Ercole” fu la prima strage di Stato? Quale partita si giocò fra Stato e camorra durante la “truffa dei Plebisciti”? Cos’era la setta degli Accoltellatori che terrorizzò Ravenna nel dopo-Unità? Un racconto appassionato e coinvolgente sulle radici malate e deboli del nostro Paese: una chiave importante per guardare ai problemi irrisolti dell’Italia di oggi.

Suggerimenti di lettura di Chiara D'Amico

martedì 8 marzo 2011

8 marzo


Oggi, Giornata della Donna, ricordiamo chi non è fortunata come noi: chi subisce discriminazioni, chi è costretta a portare il burqua, chi è costretta a non vestirsi come vuole, a non poter uscire da sola (se non accompagnata), a chi non può guidare, a chi subisce mutilazioni sessuali, a chi è costretta a far figli (per non essere considerata indegna), a chi muore di parto (in condizioni disumane).

Donne festeggiamo loro e lottiamo per loro, non riduciamoci a serate puerili, usiamo questo giorno con intelligenza.

Chiara D'Amico

giovedì 10 febbraio 2011

Le mie recensioni: "Il Futuro Nascosto" di Antonio G. Sangineto.

“Il futuro nascosto”
di Antonio G. Sangineto
Gruppo Albatros Il Filo, 2008 VIII ristampa
pp. 166, brossura
€ 12,50



“Il futuro nascosto” romanzo d’esordio dello scrittore e regista Antonio Sangineto, che si districa fra idealismo e realismo, ma è quest’ultimo che porta amaramente il protagonista a fare i conti con una realtà diversa da quella da lui immaginata.
Il libro è all’VIII ristampa, questo grazie al semplice passaparola dei lettori, un testo che merita di essere letto dalla prima all’ultima pagina, pieno di significato e di chiavi di lettura davvero interessanti.

“Balenò una luce vermiglia / La qual mi vinse ciascun sentimento” da questo passo messo all’inizio del libro, si può solo immaginare tutte le difficoltà che incontrerà il protagonista, Zerach, nella ricerca affannosa del suo futuro, nascosto dietro ad ipocrisie, clientelismo, ma trovando nella sua strada anche l’amicizia vera. Come Dante, ignaro di quello che gli accadrà una volta attraversato l’Acheronte e addentrandosi tra i gironi infernali, Zerach appena laureato si affaccia alla sua nuova vita, alla ricerca di un lavoro stabile che gli permetta di vivere in pieno il rapporto con la sua Mara.

Il testo narra la storia di Gian Luca, chiamato Zerach dalla sua ragazza, laureatosi a Bologna e in cerca di occupazione, come tutti i giovani. Da Bologna si trasferirà a Roma, dove incontrerà una realtà ben differente da lui sperata fino a quel momento. Ma Zerach non si tirerà indietro e grazie alla sua caparbietà, ai suoi ideali e, soprattutto, all’incontro con Cesare, che gli donerà un po’ della sua saggezza di pensionato invitandolo a riflettere prima di agire, Zerach riuscirà a trovare la sua strada.

I personaggi sono magistralmente dipinti, con le loro peculiarità e caratteri, che sembrano quasi prendere vita ed uscire fuori dalle pagine, pronti ad entrare in scena nel film della vita.
Si denota una conoscenza profonda della psicologia femminile, non dipingendola in un femminismo isterico e concettualmente stereotipato, ma degno di lode, cogliendo tutte le sfumature presenti dell’animo femminile.
Notevole è l’accostamento delle diverse situazioni vissute da Zerach al trittico del Caravaggio esposto nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma: Vocazione di San Matteo (l’amore per la sua Mara), San Matteo e l’angelo (l’aiuto del suo professore di Bologna) e Martirio di San Matteo (il misconoscimento dell’amico del professore che gli aveva promesso un lavoro).
C’è un'altra associazione allegorica con il dipinto “Primavera” di Botticelli, esposto agli Uffizi di Firenze.

Inoltre, nel testo si trovano dei versi scritti dall’autore, che richiamano “Il Cantico dei Cantici”
conosciuto come il “Cantico di Salomone” presente nella Bibbia, versi che denotano una certa vena poetica e una profonda conoscenza del sentimento “amore”:
“Ho per patria il mondo,
per bandiera il cielo,
per confine DIO e
TI AMO: avevo fame e
il tuo corpo era un campo di grano.”

Interessante è anche la descrizione delle varie zone di Roma, sembra quasi di vederle ed essere accompagnati per mano dall’autore, in una stupenda passeggiata nella Città Eterna camminando sul ponte Garibaldi davanti alla lapide di Giorgiana Masi, davanti alla sinagoga, via Botteghe Oscure, via Caetani (dove le BR lasciarono il corpo esamine di Aldo Moro), piazza Venezia, piazza del Pantheon, piazza Navona fino ad arrivare nel cuore della città abitato dai veri romani.

Sono tanti gli spunti di riflessione offerti dal romanzo, come la citazione di un verso di Valery: “Le vent se lève!... Il faut tenter de vivre!” , letteralmente significa che il vento si è alzato, bisogna tentare di vivere, cioè tentare il tutto per tutto.
O la citazione di Rabelais: “La mancanza di danari è una malattia senza pari”.

L’autore affronta temi importanti come l’amore, l’amicizia, la difficoltà dei giovani d’oggi di costruirsi un futuro, una base solida per far crescere e maturare i rapporti interpersonali.

Chiara D’Amico

Pensieri in libertà...

"Entrare in una libreria, essere investiti dall'odore della carta e dell'inchiostro, prendere un libro in mano, sfogliarlo è un'emozione unica..."



Chiara D'Amico




venerdì 28 gennaio 2011

Per chi si trova a Terni e dintorni, non perdetevi questo spettacolo!


"VIAGGIO"............a Franco Basaglia...

di FLAVIO CIPRIANI



Ideazione scenografica di Mauro Pulcinella


Con:
Mariella Agri, Roberta Bagalini, Michela Leonardi, Carlo Micheli,
Milena Pangrazi, Franco Picchini, Beatrice Sarra, Rita Sbrighi


Realizzazione scene:
M.Pulcinella, Carlo Micheli, laboratorio Gadnà


Realizzazione costumi:
Iva Pei


Tecnici audio-luci:
Dante Amori, Lauro Antoniucci, Gianni Carnevali, Renzo Cini, Luigi Finistauri, Federico Santini


Segretaria di produzione - pr Mariacristina Angeli



Teatro sociale di Amelia (TR), 29 Gennaio 2011, ore 21.15

giovedì 27 gennaio 2011

Giorno della Memoria: per non dimenticare.


Oggi 27 gennaio 2011 ricorre l’undicesimo Giorno della Memoria istituito con la Legge n. 211 del 20 luglio 2000. L’art. 1 così recita: “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.”
Questo giorno è dedicato al ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi di concentramento nazisti. La scelta di tale data ricorda il 27 gennaio 1945, giorno in cui le truppe sovietiche scoprirono il campo di concentramento di Auschwitz e gli orrori che questo richiudeva al suo interno. Le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono tutto l’orrore e l’efferatezza della politica nazista volta allo sterminio della razza ebrea.

La storia degli Ebrei è segnata da eventi drammatici. Una leggenda narra che il malvagio Tito, nel 70 D.C., distrusse il Tempio di Gerusalemme e riempì tre navi con donne e uomini e li abbandonò al mare senza nessuno che le guidasse. Dio mandò una tempesta che le fece naufragare e una di queste navi arrivò in Sicilia.
Gli Arabi favorirono, nella nostra regione, l’immigrazione di numerosi gruppi ebrei provenienti dal Nord Africa. I Normanni, successivamente alla dominazione araba, vennero in Sicilia con l’intento di affermare il Cristianesimo, limitando la libertà di idee e di attività degli Ebrei. Questo portò all’inizio degli scontri con la popolazione cristiana, che sotto il regno di Federico II divennero veri e propri tumulti. Gli Ebrei erano considerati “servi cameræ regis”, anche se godevano dei diritti politici. Sotto il dominio aragonese furono sottoposti a dure leggi che limitavano fortemente la libertà di culto. Inoltre furono emanate tasse e contributi straordinari, oltre la “Geisa” che già versavano agli Arabi per essere tollerati. In ricordo di questa tassa a Catania esiste, ancora oggi, la via Gisira che è la strada o il luogo di riscossione.
Nel 1312 Federico II di Aragona impose agli Ebrei di risiedere in quartieri separati da quelli cristiani e in zone periferiche dei centri abitati nascevano, così, i primi ghetti della storia europea. Gli ordinamenti di Federico II furono mitigati, successivamente, dal re Alfonso che nel 1450 stabilì con il rabbino messinese, Mosé Bonavoglia, rappresentante di tutti gli Ebrei siciliani, che questi ultimi potevano liberamente vivere dentro e fuori dal ghetto e non erano più obbligati ad assistere alle feste cristiane in cambio, però, di una “donazione” di 10.000 fiorini.
L’odio nei confronti degli Ebrei, tuttavia, non diminuì, infatti si scatenarono violente risse che divennero veri e propri massacri come a Scicli e a Modica. Nel 1455 ricchi Ebrei si imbarcarono con la scusa di fare un viaggio a Gerusalemme, ma questi furono scoperti arrestati e ferocemente puniti. La situazione divenne ingestibile al punto che le ordinanze regali, che vietavano gli spargimenti di sangue, non ebbero nessuna efficacia, perché gli Ebrei avevano acquisito un enorme potere economico e, il re Ferdinando il Cattolico emanò un editto in data 31 marzo 1492 in cui si stabilì l’espulsione dai suoi Stati di tutti gli Ebrei. L’editto fu applicato con estrema durezza, ma non si accorsero che così facendo si faceva un grave danno all’economia del regno, spopolando la Spagna e la Sicilia. Gli Ebrei che decisero di rimanere si convertirono al cristianesimo, anche se molti di loro rimasero di fede ebraica. L’editto del 1492 provocò un danno non solo economico ma anche culturale e morale. Scomparvero non solo i medici ebrei, gli artigiani e i mercanti ebrei, ma anche gli intellettuali e gli studiosi.

Dopo il 1492 i rapporti tra Cristiani ed Ebrei divennero sempre più difficili. Nel 1553 il Papa Giulio III condannò il Talmud, (libro sacro dell’Ebraismo), come opera anticristiana e ne ordinò il rogo. Nel 1555, in pieno Concilio di Trento, la svolta antiliberale della Controriforma, investì anche le Comunità ebraiche: Papa Paolo IV emanò una bolla dove venivano elencati una serie di obblighi e restrizioni che i governanti dovevano applicare nei confronti dei Giudei.

La popolazione ebraica in Sicilia, nel XV sec., viene stimata intorno alle 37 mila unità, che vivano in sei città: Palermo, Siracusa, Trapani, Marsala, Messina e Sciacca.
Dopo vari editti e re, si arriva alla dominazione borbonica. Il re Ferdinando IV nel 1784 emanò un decreto, in occasione della creazione del porto franco a Messina, in cui concedeva agli Ebrei la possibilità di stabilirsi nella città, ma nessun Ebreo raccolse l’invito memore del decreto di espulsione del 1492. Con l’arrivo dei Francesi, dopo il Trattato di Campoformido (o Campoformio) nel 1797, vennero aboliti i Ghetti e fu tolto l’obbligo di portare il contrassegno sugli abiti e sulle insegne delle botteghe.

Con l’unità di Italia, 1861, pur mantenendo le sue caratteristiche religiose e culturali, la storia degli Ebrei si amalgama con quella del resto della popolazione cristiana, integrandosi perfettamente nella società.
Il processo di integrazione fu bruscamente interrotto durante il regime fascista, con le emanazioni delle leggi razziali nel 1938, che condizionavano fortemente la libertà e la vita sociale degli Ebrei.
Quell’anno segnava l’inizio della Shoah, parola con cui si indica lo sterminio degli Ebrei ad opera dei nazisti. Un’azione criminale volta alla distruzione di un gruppo etnico, nazionale e religioso. Furono 6 milioni gli Ebrei uccisi nei campi di sterminio: Auschwitz, Birkenau, Dachau, Bolzano, Buchenwald, solo per citarne alcuni, campi che rimarranno per sempre simboli di morte e di odio, affinché questo resti da monito per le generazioni future, perché questo non si ripeta mai più.

Anche gli Ebrei siciliani finirono nei campi di sterminio nazisti. Dei pochi Ebrei presenti a Catania, si ricorda Antonino Lanza, di padre catanese cattolico e di madre ebrea polacca, deportato nel campo di concentramento di Dachau, riesce a sopravvivere anche se resterà infermo a vita.
Alcuni Ebrei, che in quegli anni si trovano a Catania per motivi di lavoro, sono: il prof. Azeglio Bemporad astrofisico, rimosso dalla carica di direttore dell’Osservatorio di Catania, tra il 1942 e il 1943 perde la moglie e la figlia. Il sig. Riccardo Momigliano, rappresentante di una casa farmaceutica, riesce a salvarsi dalle persecuzioni insieme ai suoi tre figli grazie al battesimo, conseguito dopo diverse insistenze da parte della moglie cattolica. Anche l’ingegnere Ugo Servadio riesce a battezzare i suoi figli. Vi sono anche degli stranieri Ebrei che vivono duramente quegli anni, come il maestro di musica Ilija Grinstein, russo, che nel 1939 deve abbandonare Catania per gli Stati Uniti. La cugina Giuditta Grinstein, invece, grazie all’intervento della Santa Sede riesce a farsi battezzare e a far comparire come data del suo matrimonio con un cattolico, una data anteriore al 1° Ottobre 1938. Secondo le leggi razziali sono da considerarsi nulli tutti i matrimoni misti contratti dopo tale data.
Con la scoperta del campo di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche e dell’avanzata degli Alleati, si arriva al crollo del Terzo Reich. Hitler, morto suicida il 30 aprile 1945, nelle sue ultime disposizioni ordina la “soluzione finale”, con cui il regime tenta di portare a termine lo sterminio con l’evacuazione dei campi, l’uccisione degli internati, cancellando le prove di un’azione criminale volta alla cancellazione del popolo ebreo.
Primo Levi inizia il suo libro “Se questo è un uomo” con questi versi:

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.



Chiara D’Amico