sabato 26 gennaio 2013

27 gennaio 2013: Giorno della Memoria


Giorno della Memoria: per non dimenticare l’orrore dell’Olocausto


Domani 27 gennaio 2013 ricorre il tredicesimo Giorno della Memoria, istituito con la Legge n. 211 del 20 luglio 2000. 
L’art. 1 recita: “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.”



Questo giorno è dedicato al ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi di concentramento nazisti. La scelta di tale data ricorda il 27 gennaio 1945, giorno in cui le truppe sovietiche scoprirono il campo di concentramento di Auschwitz e gli orrori che questo richiudeva al suo interno. Le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono tutto l’orrore e l’efferatezza della politica nazista volta allo sterminio della razza ebrea.

La storia degli Ebrei è segnata da eventi drammatici. Una leggenda narra che il malvagio Tito, nel 70 D.C., distrusse il Tempio di Gerusalemme e riempì tre navi con donne e uomini e li abbandonò al mare senza nessuno che le guidasse. Dio mandò una tempesta che le fece naufragare e una di queste navi arrivò in Sicilia.
Gli Arabi favorirono, nella nostra regione, l’immigrazione di numerosi gruppi ebrei provenienti dal Nord Africa. I Normanni, successivamente alla dominazione araba, vennero in Sicilia con l’intento di affermare il Cristianesimo, limitando la libertà di idee e di attività degli Ebrei. Questo portò all’inizio degli scontri con la popolazione cristiana, che sotto il regno di Federico II divennero veri e propri tumulti. Gli Ebrei erano considerati “servi cameræ regis”, anche se godevano dei diritti politici. Sotto il dominio aragonese furono sottoposti a dure leggi che limitavano fortemente la libertà di culto. Inoltre furono emanate tasse e contributi straordinari, oltre la “Geisa” che già versavano agli Arabi per essere tollerati. In ricordo di questa tassa a Catania esiste, ancora oggi, la via Gisira che è la strada o il luogo di riscossione.
Nel 1312 Federico II di Aragona impose agli Ebrei di risiedere in quartieri separati da quelli cristiani e in zone periferiche dei centri abitati nascevano, così, i primi ghetti della storia europea. Gli ordinamenti di Federico II furono mitigati, successivamente, dal re Alfonso che nel 1450 stabilì con il rabbino messinese, Mosé Bonavoglia, rappresentante di tutti gli Ebrei siciliani, che questi ultimi potevano liberamente vivere dentro e fuori dal ghetto e non erano più obbligati ad assistere alle feste cristiane in cambio, però, di una “donazione” di 10.000 fiorini.
L’odio nei confronti degli Ebrei, tuttavia, non diminuì, infatti si scatenarono violente risse che divennero veri e propri massacri come a Scicli e a Modica. Nel 1455 ricchi Ebrei si imbarcarono con la scusa di fare un viaggio a Gerusalemme, ma questi furono scoperti arrestati e ferocemente puniti. La situazione divenne ingestibile al punto che le ordinanze regali, che vietavano gli spargimenti di sangue, non ebbero nessuna efficacia, perché gli Ebrei avevano acquisito un enorme potere economico e, il re Ferdinando il Cattolico emanò un editto in data 31 marzo 1492 in cui si stabilì l’espulsione dai suoi Stati di tutti gli Ebrei. L’editto fu applicato con estrema durezza, ma non si accorsero che così facendo si faceva un grave danno all’economia del regno, spopolando la Spagna e la Sicilia. Gli Ebrei che decisero di rimanere si convertirono al cristianesimo, anche se molti di loro rimasero di fede ebraica. L’editto del 1492 provocò un danno non solo economico ma anche culturale e morale. Scomparvero non solo i medici ebrei, gli artigiani e i mercanti ebrei, ma anche gli intellettuali e gli studiosi.

Dopo il 1492 i rapporti tra Cristiani ed Ebrei divennero sempre più difficili. Nel 1553 il Papa Giulio III condannò il Talmud, (libro sacro dell’Ebraismo), come opera anticristiana e ne ordinò il rogo. Nel 1555, in pieno Concilio di Trento, la svolta antiliberale della Controriforma, investì anche le Comunità ebraiche: Papa Paolo IV emanò una bolla dove venivano elencati una serie di obblighi e restrizioni che i governanti dovevano applicare nei confronti dei Giudei.

La popolazione ebraica in Sicilia, nel XV sec., viene stimata intorno alle 37 mila unità, che vivano in sei città: Palermo, Siracusa, Trapani, Marsala, Messina e Sciacca.
Dopo vari editti e re, si arriva alla dominazione borbonica. Il re Ferdinando IV nel 1784 emanò un decreto, in occasione della creazione del porto franco a Messina, in cui concedeva agli Ebrei la possibilità di stabilirsi nella città, ma nessun Ebreo raccolse l’invito memore del decreto di espulsione del 1492. Con l’arrivo dei Francesi, dopo il Trattato di Campoformido (o Campoformio) nel 1797, vennero aboliti i Ghetti e fu tolto l’obbligo di portare il contrassegno sugli abiti e sulle insegne delle botteghe.

Con l’unità di Italia, 1861, pur mantenendo le sue caratteristiche religiose e culturali, la storia degli Ebrei si amalgama con quella del resto della popolazione cristiana, integrandosi perfettamente nella società.


Il processo di integrazione fu bruscamente interrotto durante il regime fascista, con le emanazioni delle leggi razziali nel 1938, che condizionavano fortemente la libertà e la vita sociale degli Ebrei.
Quell’anno segnava l’inizio della Shoah, parola con cui si indica lo sterminio degli Ebrei ad opera dei nazisti. Un’azione criminale volta alla distruzione di un gruppo etnico, nazionale e religioso. Furono 6 milioni gli Ebrei uccisi nei campi di sterminio: Auschwitz, Birkenau, Dachau, Bolzano, Buchenwald, solo per citarne alcuni, campi che rimarranno per sempre simboli di morte e di odio, affinché questo resti da monito per le generazioni future, perché questo non si ripeta mai più.

Anche gli Ebrei siciliani finirono nei campi di sterminio nazisti. Dei pochi Ebrei presenti a Catania, si ricorda Antonino Lanza, di padre catanese cattolico e di madre ebrea polacca, deportato nel campo di concentramento di Dachau, riesce a sopravvivere anche se resterà infermo a vita.
Alcuni Ebrei, che in quegli anni si trovano a Catania per motivi di lavoro, sono: il prof. Azeglio Bemporad astrofisico, rimosso dalla carica di direttore dell’Osservatorio di Catania, tra il 1942 e il 1943 perde la moglie e la figlia. Il sig. Riccardo Momigliano, rappresentante di una casa farmaceutica, riesce a salvarsi dalle persecuzioni insieme ai suoi tre figli grazie al battesimo, conseguito dopo diverse insistenze da parte della moglie cattolica. Anche l’ingegnere Ugo Servadio riesce a battezzare i suoi figli. Vi sono anche degli stranieri Ebrei che vivono duramente quegli anni, come il maestro di musica Ilija Grinstein, russo, che nel 1939 deve abbandonare Catania per gli Stati Uniti. La cugina Giuditta Grinstein, invece, grazie all’intervento della Santa Sede riesce a farsi battezzare e a far comparire come data del suo matrimonio con un cattolico, una data anteriore al 1° Ottobre 1938. Secondo le leggi razziali sono da considerarsi nulli tutti i matrimoni misti contratti dopo tale data.


Con la scoperta del campo di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche e dell’avanzata degli Alleati, si arriva al crollo del Terzo Reich. Hitler, morto suicida il 30 aprile 1945, nelle sue ultime disposizioni ordina la “soluzione finale”, con cui il regime tenta di portare a termine lo sterminio con l’evacuazione dei campi, l’uccisione degli internati, cancellando le prove di un’azione criminale volta alla cancellazione del popolo ebreo.




Primo Levi inizia il suo libro “Se questo è un uomo” con questi versi:

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.



Chiara D’Amico