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| Planimetria della 4° tappa |
Il blog è dedicato a chi, come me, ama leggere... anzi divorare libri ed immedesimarsi nel protagonista o nella storia e, mentre legge, vede attraverso le parole anche i posti e le persone descritte nel testo. Un libro apre la mente e mostra nuovi orizzonti.
lunedì 7 maggio 2018
4° tappa del Giro d'Italia 2018
giovedì 21 gennaio 2016
Stasera a Catania presentazione del libro "Campanella" di Maria Cristina Sarò
venerdì 17 ottobre 2014
Alle 18 inaugurazione di "Essere Sguardo" a Palermo.
Si inaugura oggi la mostra fotografica Essere sguardo di Antonio Raciti presso la Mondadori - Multicenter di Palermo.
La mostra sarà visitabile fino al 3 novembre 2014.
lunedì 1 luglio 2013
1943-2013: 70 anni dell'Operation Husky
La campagna ebbe inizio con lo sbarco in Sicilia (a Licata, tra Gela e Scoglitti e tra Pachino e Siracusa) delle forze alleate, tra il 9 e il 10 luglio 1943, a cui presero parte circa 160.000 uomini. Perdite militari italiani sono segnalati per essere 4.325 morti, 32.500 feriti e 116.681 catturati.
L'attacco all'Italia fu deciso da americani ed inglesi durante la Conferenza di Casablanca del 14 gennaio 1943 (a tal proposito, celebre rimase la definizione dell'Italia di Winston Churchill: «L'Italia è il ventre molle dell'Asse») e la pianificazione e l'organizzazione venne affidata al generale Dwight Eisenhower.
(fonte Wikipedia, clicca qui)
In questo mese si festeggiano i 70 anni dell'Operation Husky.
La Storia ci insegna che la guerra, come strumento di tortura, di morte e di distruzione, lascia sia nei vincitori che nei vinti un senso di morte interiore, una richiesta di vita a cui spesso non si può rispondere. Leggendo anche diversi libri come “Il Farmacista di Auschwitz” di Dieter Schlezack, che raccoglie le testimonianze di morte raccolte durante il processo di Norimberga, “Se questo è un uomo” di Primo Levi, “L’ultimo sopravvissuto” di Sam Pvinik o, ancora “Quelli che ci salvarono” di Jenna Blum lasciano ben pochi dubbi sull'inutilità della guerra e sulla distruzione materiale e immateriale che essa comporta.
Mia nonna mi racconta che lei dodicenne si nascose con la famiglia nelle campagne di Bronte alla Difesa, una zona boschiva che si inerpica su nell'Etna. Ebbene, quando vennero i Tedeschi, lei insieme alle sue sorelle e cugine, furono sporcate con fango e polvere per sembrare più brutte. Un altro racconto di famiglia ha per protagonista uno zio che scappò con il suo cavallo su per l'Etna, sempre dalla Difesa, per non farlo prendere ai Tedeschi, che lo inseguirono ma, per fortuna, invano!
Festeggiare i 70 anni dell’Operation Husky significa ringraziare quelle donne e quegli uomini che venuti da Paesi lontani, si sacrificarono per noi.
venerdì 20 gennaio 2012
La Sicilia che vuole lavorare
lunedì 16 gennaio 2012
Sicilia in ginocchio con il movimento dei forconi?
La protesta del movimento dei forconi è iniziata stanotte. I distributori di benzina sono chiusi per aver finito la scorta di carburante. Si prevede una settimana difficile per il blocco della circolazione delle merci nella regione. E i tg e giornali nazionali? semplicemente non ne parlano, come se il fatto non sussiste.
A chi interessa della Sicilia e dei Siciliani? neanche ai nostri politici che non si sono scomodati ad intavolare un tavolo di trattative.
Cosa ci sia dietro questo famigerato "movimento dei forconi" non lo so. I motivi che li portano a protestare sono giusti: le accise sui carburanti, chiedere delle agevolazioni per la loro categoria sull'acquisto dello stesso, chiedere che venga attuata (e sarebbe ora!) lo statuto speciale siciliano. Ma non condivido la scelta e il metodo dello sciopero/blocco. Che senso ha penalizzare noi siciliani? perché non bloccare Roma, allora, o Milano. Le reti e i quotidiani nazionali non parlano di questa situazione, come se noi non esistiamo. Già i benzinai sono a secco.
Se questa protesta possa servire ad un cambio di rotta della famigerata e politica siciliana e dei suoi politici, che ben venga. Ma non deve soffrire il singolo cittadino!
In un video, che gira su FB, un "fantomatico" portavoce dei manifestanti, in cui spiega che questo debba servire come una sorta di "primavera siciliana".
Cui prodest scelus is fecit... servirà solo a loro? non penso. Gli agricoltori piangeranno lacrime amare.
Leggi anche: "La Sicilia che vuole lavorare"
mercoledì 22 dicembre 2010
STORIA DEL TORRONE: DALLE ORIGINI AI GIORNI NOSTRI.
Fra pochi giorni sarà Natale e sulle nostre tavole imbandite a festa non potrà mancare, per la gioia dei dentisti, il torrone!Il torrone, dopo un lungo viaggio durato secoli, da un continente all’altro, arriva a noi nella forma e nei gusti che tutti noi conosciamo.
Marco Gavio Apicio, vissuto sotto l’autorità di Tiberio, scrisse alla fine del I secolo d.C. il “De Re Coquinaria” (L’arte culinaria); in questo trattato Apicio parla di un dolce antenato del torrone preparato con miele, mandorle ed il bianco d’uovo. Diverse sono le versioni relative alla nascita del torrone, alcuni ritengono che sia originario della Cina, ma il torrone appartiene al bacino del Mediterraneo, dato che i suoi ingredienti sono di provenienza mediorientale.
Secondo alcuni studiosi questo dolce è di origine araba, corrisponde alla variante araba conosciuta con il nome di cubbaita o di giuggiolena, dolce arabo fatto di miele e sesamo. L’etimologia della parola torrone ci porta dallo spagnolo turròn, abbrustolito, derivato da turrar, arrostire, al latino torrere, tostare. Un dolce chiamato turun è citato in uno scritto del XI secolo del medico spagnolo Abdul Mutarrif di Cordova, il suo scritto “De Medicinis e Cibis Semplicibus” fu tradotto in Italia, tra il 1100 e il 1150, da Gherardo Cremonese.
Secondo altri, invece, furono i Romani gli artefici di questa prelibatezza, conosciuta con il termine di cuppedo, cupeto o cupàte, ancora oggi viene chiamato così in molte zone dell’Italia meridionale. La parola cupàte ha origine dalla parola araba qubbat (mandorla). La città di Cremona, però, si considera la patria storica del torrone. Qui si racconta che, durante il banchetto nunziale di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti nel 1441, fu servito un dolce di mandorle, miele ed albume, il quale nella sua forma riproduceva la torre cittadina, denominata Torrione. I Cremonesi ritengono che dal Torrione derivi il nome torrone. Oltre il torrone di Cremona, in Italia ci sono i torroni prelibati del Piemonte, Siena, Benevento, Abruzzo, Calabria e Sicilia.
I torroni siciliani sono considerati particolarmente raffinati, ve ne sono di tanti tipi: al pistacchio, alla mandorla, glassati, di zucchero e miele, al cioccolato, etc. Diverse sono anche le forme: a mattùneddi (mattonelle), né casciti (a cassetta). A Licata si confezionava un torrone preparato con i ceci tostati cotti nel miele chiamato ciciràta.
Il torrone siciliano più prelibato è la giuggiulèna o cubbàita, prodotto con miele, sesamo, zucchero e mandorle. La parola giuuggiulèna deriva dall’arabo giolgiolan che nella Sicilia orientale indica sia il torrone sia i semi di sesamo, mentre nella Sicilia occidentale indica solo i semi di sesamo, perché il torrone è chiamato cubbàita, proveniente dalla parola araba qubbàita.
Nella Sicilia preromana durante le tesmoforie, feste in onore della dea Cerere, si preparava un dolce simile alla cubbàita: il rnylloi.
Cubaita, torrone al miele e semi di sesamo, ingredienti per 4 porzioni:• 200 g di miele,
• 250 g di semi di sesamo,
• 50 g di zucchero,
• 10 mandorle tostate,
• 1 cucchiaino di olio extravergine di oliva.
Preparazione:
1. In una casseruola di rame, versate il miele e fatelo sciogliere a fuoco moderato; aggiungete lo zucchero e cuocete finché il risulta completamente sciolto, mescolando continuamente.
2. Al momento del bollore, unitevi i semi di sesamo e cuocete mescolando per altri 5 minuti.
3. Procedete aggiungendo le mandorle intere e cuocete fino ad addensare il composto; esso sarà pronto quando, disponendone 1 cucchiaio su un piano di lavoro leggermente oliato, sarà sufficientemente indurito da staccarsi con facilità.
4. Una volta completata la cottura, versatelo su un piano di lavoro oliato e portatelo a una forma squadrata o rettangolare dello spessore di 1 cm.
5. Prima che si rapprenda completamente, tagliatelo in losanghe o della forma desiderata e servite.
A volte si guarnisce questo torrone con piccoli confetti o tubetti di zucchero colorati.
Vino consigliato Passito liquoroso di Pantelleria.
Torrone, ingredienti per 4 porzioni:• 1 Kg mandorle sgusciate,
• 1 kg di zucchero,
• 1/2 limone,
• Olio d'oliva quanto basta.
Preparazione:
1. Immergete un paio di minuti le mandorle in acqua calda ed eliminate la loro pellicina.
2. Versatele in un tegame, aggiungete lo zucchero e fate cuocere a fuoco molto basso, mescolando continuamente evitando che lo zucchero si attacchi al fondo.
3. Quando sarà sciolto e avrà assunto un colore dorato, togliete il tegame dal fuoco.
4. Nel frattempo ungete con olio il tavolo di marmo.
5. Versatevi il torrone velocemente e spianatelo con l'aiuto di mezzo limone.
Quando sarà raffreddato, tagliatelo a pezzi con un coltello robusto.
E con questo non mi resta che farvi i miei migliori Auguri di Buone Feste!
Chiara D’Amico
lunedì 13 settembre 2010
Breve storia della cucina siciliana.

Sicilia, la più grande delle isole del Mediterraneo, terra antica e terra di conquiste che si sono succedute nei secoli.
Nella nostra isola si sono alternati: Ausoni, Sicani, Siculi, Elimi e Fenici. Successivamente sbarcarono gli Ioni e Dori che fondarono Naxos e Zancle (Messina). Arrivarono i Cartaginesi, Greci e Romani.
In Sicilia giunsero anche le orde barbariche di Genserico, Arabi, Normanni e Aragonesi.
Nel XVIII sec. si alternarono le dominazioni sabauda, austriaca e borbonica; per arrivare al 1860 con Garibaldi e i Mille e la successiva annessione a casa Savoia.
Questo conciso excursus storico serve a far capire meglio la ricchezza e la varietà della cucina siciliana che ha risentito, nei secoli, delle varie dominazioni che si sono susseguite.
Come per esempio la ricotta salata e le olive condite risalgono alla Magna Grecia. Ai Romani si deve l’introduzione del maccu, una purea di fave cotta in acqua che si condisce con olio crudo e si mangia con pane e pasta.
Arabi, invece, sono piatti come il cuscus, la cassata e lo sciarbàt (in arabo), quest’ultimo è l’antenato del sorbetto, che veniva preparato con la neve dell’Etna insieme con le note profumate di frutta, agrumi e fiori.
Il farsumagru risale alla dominazione Angioina e Aragonese.
Poi fu la volta dell’introduzione della melanzana, del pomodoro e dei vari ortaggi di origine sudamericana che sbarcarono in Europa con il ritorno dei Conquistadores spagnoli dall’America Latina, e con i Borbonici, che governavano l’isola, approdarono anche in Sicilia con cui si crearono piatti come la caponata di verdure.
La ricchezza e bontà delle ricette della cucina siciliana sono così famose fuori dal contesto isolano, che nel XV secolo il Maestro Martino, che nacque e visse a Roma, le inserì nel “Libro de arte coquinaria di Maestro Martino”.
L’elenco delle prelibatezze siciliane dovrebbe continuare, includendo: pasta, secondi di carne e pesce, dolci e vini.
Siamo fortunati di vivere in questa terra ricca di storia e di cultura gastronomica che fanno invidia al mondo intero.
Chiara D’Amico


