lunedì 1 luglio 2013

1943-2013: 70 anni dell'Operation Husky

L'operazione Husky (cane da slitta) fu il primo sbarco alleato sul suolo italiano che, durante la Seconda Guerra Mondiale permise, con l'utilizzo di sette divisioni di fanteria (tre britanniche, tre statunitensi e una canadese) l'inizio della campagna d'Italia. L'operazione Husky costituì una delle più grandi azioni navali mai realizzate fino ad allora. Le grandi unità impegnate appartenevano alla 7ª Armata USA al comando del generale George S. Patton, e l'8ª Armata britannica al comando del generale Bernard Law Montgomery, riunite nel 15º Gruppo di Armate, sotto la responsabilità del generale inglese Harold Alexander.
La campagna ebbe inizio con lo sbarco in Sicilia (a Licata, tra Gela e Scoglitti e tra Pachino e Siracusa) delle forze alleate, tra il 9 e il 10 luglio 1943, a cui presero parte circa 160.000 uomini. Perdite militari italiani sono segnalati per essere 4.325 morti, 32.500 feriti e 116.681 catturati.
L'attacco all'Italia fu deciso da americani ed inglesi durante la Conferenza di Casablanca del 14 gennaio 1943 (a tal proposito, celebre rimase la definizione dell'Italia di Winston Churchill: «L'Italia è il ventre molle dell'Asse») e la pianificazione e l'organizzazione venne affidata al generale Dwight Eisenhower.
(fonte Wikipedia, clicca qui)


In questo mese si festeggiano i 70 anni dell'Operation Husky.
La Storia ci insegna che la guerra, come strumento di tortura, di morte e di distruzione, lascia sia nei vincitori che nei vinti un senso di morte interiore, una richiesta di vita a cui spesso non si può rispondere. Leggendo anche diversi libri come “Il Farmacista di Auschwitz” di Dieter Schlezack, che raccoglie le testimonianze di morte raccolte durante il processo di Norimberga, “Se questo è un uomo” di Primo Levi, “L’ultimo sopravvissuto” di Sam Pvinik o, ancora “Quelli che ci salvarono” di Jenna Blum lasciano ben pochi dubbi sull'inutilità della guerra e sulla distruzione materiale e immateriale che essa comporta.
Mia nonna mi racconta che lei dodicenne si nascose con la famiglia nelle campagne di Bronte alla Difesa, una zona boschiva che si inerpica su nell'Etna. Ebbene, quando vennero i Tedeschi, lei insieme alle sue sorelle e cugine, furono sporcate con fango e polvere per sembrare più brutte. Un altro racconto di famiglia ha per protagonista uno zio che scappò con il suo cavallo su per l'Etna, sempre dalla Difesa, per non farlo prendere ai Tedeschi, che lo inseguirono ma, per fortuna, invano!
Festeggiare i 70 anni dell’Operation Husky significa ringraziare quelle donne e quegli uomini che venuti da Paesi lontani, si sacrificarono per noi.
Thank you Soldiers!

Truppe anglo-americane ad Adrano, sulla destra si riconoscono il Circolo Operai e il Palazzo Bianchi
Uno stralcio del diario del passaggio della guerra fra Inglesi, Canadesi e Statunitensi ad Adrano (CT) contro i Tedeschi, tratto da http://www.scos.it/Dedicate_a/lamelaa/lamela_2.htm
Un toccante passo della nostra storia dei nostri avi, della sofferenza di aver perso non solo beni materiali ma anche vite umane.

«[...]8 agosto 1943 – giornata di domenica: dalla contrada “Luna” sino alla Piazza Ammalati” truppe motorizzate canadesi, inglesi, americani, carri armati, cannoni, devastazioni e grosse buche nelle campagne; sono occupati tutti i luoghi dove sostarono alcuni giorni i tedeschi in ritirata sino al castello “Solicchiata” poi, strade ingombrate dalle macerie, case distrutte, porte divelte, non si può scendere per la via Sanfilippo tutta ingombrata, senza acqua, senza luce. Centinaio di bombe inesplose in tanti luoghi; molte casse svaligiate dai ladri … piazza S. Pietro sconvolta, a stento si entra nel cortile della Pretura, perché il portone allora esistente fu chiuso dallo spostamento dell’aria. Subito vedo la stanza dell’oratorio, a pianterreno, senza tetto; un grosso buco vicino alla porta: sala della radio quasi distrutta, senza porte, mi volto a guardate la abitazione della canonica: senza tetto, distrutte le volte; balconi pendenti; si intuisce dal di fuori quale rovina sia capitata all'interno: distruzione di mobili, libri, utensili, ecc. La sala dei fanciulli cattolici con il tetto crollato; non posso entrare in Chiesa dalla porta dell’altare maggiore per il monte di macerie accatastate. Balconi e porte semidistrutti; cortili dei ragazzi con i muri distrutti; tra i buchi di cannonate o di bombe.

Monastero di Santa Lucia, Adrano.
I ragazzi, poi raccoglieranno circa Kg 10 di schegge nel solo cortile; si vedono colti di mitraglia sul muro della Chiesa. Tento, facendo largo a stento fra le macerie di entrare in Chiesa dalla porta laterale. Povera mia Chiesa, come l’hai passata brutta! Circa 10  centimetri di calcinacci sul pavimento; le finestre spezzate o divelte; lampadari penzoloni, il tetto bucato in cinque o sei luoghi, altare di S. Domenico distrutto, la corona della Santissima Vergine caduta sull’altare, sedie rotte, la Santissima Vergine senza sorriso, ma intatta qualche piccola scheggia al manto o nelle icone; il Crocifisso bocconi, la testa rotta e distaccata, un braccio staccato, le gambe, la croce di marmo spezzata, il petto squarciato! Dopo l’emergenza si continua ancora a vivere, ma perché ci sostiene una grazia particola della Divina Provvidenza[...]» 


Castello Normanno di Adrano, nel 1943.


Questa, invece, è la testimonianza di un militare inglese Ron Goldstain, oggi ottantottenne, che racconta la sua esperienza di militare ma, soprattutto di uomo che vive la guerra con le sue mille contraddizioni, faceva parte del 78° Battaglione Highlander, 1° Reggimento di fanteria.

Il 78° Highlander è insignito della medaglia "Battle of Honour" per aver partecipato alla conquista di Adrano.

Da un racconto di Ron Goldstein – militare dell’esercito inglese:
«I libri di storia, raccontano che l’esercito alleato, invase la Sicilia il 10 luglio 1943 agli ordini dei generali Montgomery (8° armata Britannica) e Patton (7° armata americana).
Il 24 luglio la mia unità, il 49° reggimento di fanteria leggera, sbarcò a nord di Avola, quindi arrivai in Sicilia 14 giorni dopo lo sbarco. Per me fu la prima esperienza di guerra, infatti arrivai in nord Africa, quando le operazioni militari erano già finite potendo osservare soltanto gli effetti che aveva prodotto.

La Sicilia era diversa in tutti i sensi. La mia più viva impressione fu la polvere che si alzava dalla strada quando passavano i nostri mezzi.
Grazie al mio francese scolastico, ben presto avevo imparato l’italiano, tanto da diventare un’interprete nel dialogo con gli abitanti dei villaggi che attraversavamo specialmente quando si doveva contrattare per il cibo scambiando il nostro manzo in scatola con le loro uova, anche se era in atto un fiorente mercato nero nello scambio tra sigarette e vestiti.
Una delle città che abbiamo attraversato si chiamava Adrano e l’impressione che ho avuto, è stata talmente terrificante che mi ha ispirato la poesia che ho scritto e che adesso riporto.
L’oscurità scendeva mentre entravamo in città, ma c’era luce a sufficienza per vedere la distruzione di quella che era stata una città della Sicilia, anche se non si poteva più chiamare una città in confronto con le altre che avevamo attraversato. Adrano non era costruita per la guerra moderna e adesso giace come uno sgradevole mucchio che sta marcendo sotto i cieli di Sicilia.
Sembrava come se Dio, arrabbiato, avesse perso la testa e con mano insanguinata avesse steso un telo, un lenzuolo, un sudario di polvere soffocante, a ricoprire quello che era stato e per sfogare ancora di più la sua ira avesse posizionato un cadavere ad ogni porta. Andavo avanti con la mente ottenebrata, pensavo ai morti ai prigionieri che con smorfie di dolore ci ricordavano che eravamo finiti all’ inferno. “Questo potresti essere tu, questo potresti essere tu, morto, sperduto” questo sembrava che ci dicessero quei corpi al nostro passaggio. Vorrei presto fuggire dalla Sicilia per rimanere vivo».

Fonte: ww2 People’s War – an archivi of world war two. BBC


Truppe anglo-americane nei pressi del Castello Normanno ad Adrano

Diario di guerra del Sergente Don Paige
Il sergente Don Paige fu imbarcato con la Brigata irlandese facente parte della 78 HIGHLANDER divisione britannica partita dalla Tunisia verso la Sicilia. Il suo incarico era Motociclista.

Mercoledì 28 luglio
Appena sveglio, la nave era ferma con la Sicilia di fronte a noi. Grazie alla generosità dei cannonieri, facciamo colazione e quindi ci prepariamo a sbarcare. Verso le 9.00 siamo finalmente sulla spiaggia, con noi ci sono altre navi ed altri mezzi. Con l’aiuto anche degli ufficiali, sbarchiamo tutti i mezzi e ci dirigiamo verso il punto di raccolta. La strada è molto polverosa. Ben presto arriviamo a Cassibile. Sono le 16.00 e finalmente rimediamo qualcosa da mangiare. Alle 17,45 ripartiamo non prima però di aver acquistato dagli abitanti del posto, limoni, pomodori ed altra frutta, beviamo a gran sorsi da una bottiglia che aveva un vecchio, in cambio gli diamo due sigarette. Attraversiamo i paesi di Solarino, Floridia e Palazzolo, gli abitanti sono amichevoli e le donne molto carine. Per tutto il tragitto abbiamo notato il fallimento degli italiani, tonnellate di munizioni, pistole, fucili serbatoi di carburante, sono abbandonati. Dopo aver lasciato Palazzolo intorno alle 20,30, visto che stava scendendo il buio. Ci apprestiamo a riposare.

Giovedì 29 Luglio
Sono le 5.00 del mattino e procediamo sulla strada verso Mineo via Vizzini. È un paese carino arroccato sulla collina. Sulla strada ci sono cumuli di materiale bellico abbandonato. A causa del guasto ad un mezzo di trasporto siamo costretti a fermarci per ripararlo. Fa molto caldo

Venerdì 30 luglio
Finalmente abbiamo riparato il mezzo e ripartiamo verso una nuova località sono le 11,30. la strada molto dissestata e rischiamo un incidente. Infatti il sergente Lir con la sua moto prese un grosso masso e cadde a terra ed un camion purtroppo lo investì su una gamba. Io rimasi un po di tempo con il Maggiore O'Farrel a dirigere il traffico, carichiamo il sergente sull'ambulanza e ripartiamo. Arriviamo a destinazione alle ore 16.00 (5 ore per otto miglia).

Sabato 31 Luglio
Siamo arrivati nel letto di un fiume, abbiamo scavato finchè c’era luce. Oggi il caldo è stato terribile, dobbiamo tenerci pronti a partire all’1,30. la mattina un FW190 ci ha attaccati, ma ha provocato pochi danni.

Domenica 1 agosto.
Alle 1,30 lasciamo il letto del fiume e dopo cinque ore di viaggio arriviamo in una nuova destinazione. Abbiamo appreso che i canadesi ieri hanno conquistato Catenanuova ed oggi sono entrati l’11 e la 35 brigata. Alle 19.30 ci spostiamo dal quartier generale verso una bruttissima località a nord di Catenanuova. Attraversammo il paese che era già buio. La puzza era fortissima e sembrava di cadaveri. C’erano materiali bellici lasciati dagli SKINS. Questo fatto mi costrinse a rimanere li fino alle tre per aspettare la Brigata e consegnare tutto questo materiale.

Lunedì 2 agosto
Attacchiamo Centuripe. All'alba raggiungiamo il nostro obiettivo con poche vittime. Il capitano W. Hanna è stato ucciso Harry Franch si è potuto rialzare. È stata una giornata piena di attacchi. Abbiamo raggiunto un vigneto e abbiamo mangiato uva tutto il giorno. Prima di ripartire, Harold ha rubato 3 galline. Ripartiamo alle 19.30. Centuripe è completamente caduta, parlo in francese con un civile italiano, un avvocato, un professore universitario e antifascista.

Martedì 3 agosto
Molto materiale abbandonato dai tedeschi. In mattinata incontriamo un disertore italiano ed un tedesco che vanno verso Siracusa.

Mercoledì 4 agosto
Alle ore 10.00 ci spostiamo nel nuovo quartier generale a nord di Centuripe. Non avevo mai avuto un viaggio così assurdo. La mia moto si rifiutò di salire lungo la collina, dopo vari tentativi chiesi assistenza. Il sole era caldissimo la strada ventosa e a terrazze con precipizi su entrambi i lati è un incubo. I tedeschi per rendere la strada impercorribile, hanno scavato dei crateri in punti strategici. Centuripe, risiede su un altipiano ed è circondato da un fossato tipo burrone, come diavolo hanno fatto i nostri per arrivarci, non saprei. Ho sentito orribili descrizioni delle condizioni del paese quando sono arrivati i nostri uomini. Era pieno di cittadini impazziti. Questo fatto non mi sorprese considerato che cosa avevano fatto la nostra artiglieria. Quando lo abbiamo attraversato intorno alle 14.00 puzzava di morte. Quando andiamo via da Centuripe, vediamo degli incendi sulle falde dell’Etna in direzione Adrano, una massa enorme nella notte.

Giovedì 5 agosto
Grazie a Dio siamo arrivati in una nuova località. Ho dormito per 2 ore. Questo pomeriggio, i nostri battaglioni per espandere la testa di ponte, sono andati avanti impiegando 3 divisioni di artiglieria (480 cannoni) e 6 squadroni di aerei in supporto. L’attacco ad Adrano è una grande dimostrazione. È stato preceduto da molti bombardamenti aerei e dalla preparazione dell’artiglieria. Adrano dista da noi circa 5 miglia e si può vedere nella sua posizione adagiata sotto l’Etna. Quando gli aerei bombardano, Adrano è completamente avvolta dalla polvere che si alza in grandi colonne. La vista di quello che accade è terribile, in tutti i sensi. L’intera collina è coperta da un involucro esplosivo. Solo Dio sa cosa ha pensato Jerry quando è stato colpito. L’attacco è stato un grande successo. Questo pomeriggio ho preso un prigioniero di guerra, un tedesco antinazista, ma sicuramente era nazista quando le cose andavano bene. Le ferite di Jerry non sono gravi. Siamo molto dispiaciuti per la notizia della morte del maggiore O’Farrel avvenuta questo pomeriggio. Era il miglior ufficiale che abbiamo mai avuto dopo Arengo Jones, mi dispiace molto, ho saputo anche della morte del capitano Butler. Durante la notte sentiamo grande rumore di colpi di artiglieria, sono tentato di uscire fuori, ma la paura mi fa restare dentro la tenda

Venerdì 6 agosto
Stamattina abbiamo costruito delle gabbie per alcuni prigionieri (16) appartengono al 923 Fortless battallion e 3 sono paracadutisti. Finalmente Adrano è nostra. La sera ci muoviamo per andare in città ma veniamo fermati dallo sbarramento di fuoco di alcuni cecchini

Sabato 7 agosto
Questo pomeriggio ci spostiamo giù per la vallata, i ponti sono crollati, in questo momento ci troviamo in un giardino di arance, pere, pomodori abbiamo acqua in abbondanza da un vicino acquedotto. È un posto delizioso e Cowboy è molto bravo nel far provviste. Oggi è stato ucciso Gorge Wall.

Martedì 10 agosto
Sono ad Adrano e sto ancora lavorando sul giornale di bordo e al diario di guerra. Alle 15.30 ci dobbiamo spostare verso una nuova località. Devo guidare la macchina del comando così la moto la guida Jimmy. Attraversiamo Adrano. Mio Dio è come l’Inferno, tutto distrutto, la case, le chiese, tutto. Le strade sono piene di macerie. Al centro c’è un escavatore che cerca di liberare la strada. Gli abitanti che avevano evacuato la città, stanno ritornando, giovani e vecchi sui muli agili ed ancora pieni di averi. È una scena orrenda vedere questa povera gente che guarda le macerie delle proprie case. Sembrano dei cani che sono stati bastonati. Comunque il genio sta pulendo il paese e puliscono le case mentre arrivano gli abitanti. Per strada ancora ci sono residui di fuoco che sembra lava dell’Etna. Ci spostiamo in direzione Randazzo.

Mercoledì 11 agosto
Oggi lasceremo Adrano. Sono le 15.30 e finalmente ci spostiamo. Saliamo su per Adrano, le condizioni della città stanno lentamente migliorando. Sono rimasto con Griff sulla cima della strada guardiamo il paese e facciamo una o due foto.

Gli estratti dei racconti dei militari inglesi Ron Goldstain e del Sergente Don Paige sono stati gentilmente concessi dal traduttore Vincenzo Valastro, che ringrazio.
Rod Goldstain è anche blogger qui l’elenco dei suoi blog!


Inoltre, su Facebook è presente il gruppo "Ass.ne storico culturale "Battaglia di Sicilia" che contiene un ricco album fotografico delle truppe anglo-americane, durante il loro passaggio in Sicilia nel 1943. Clicca qui per vedere tutte le immagini. 


Via Garibaldi, Adrano.

Chiara D'Amico