domenica 12 dicembre 2010

"L'arte di una vita inutile", di Alfio Caruso.


“L’arte di una vita inutile”
di Alfio Caruso
Einaudi, 2010
pp. 375, brossura
€ 24,00


"La mia Delahaye appariva piovuta da Marte, a ogni sosta si formavano crocicchi di adulti e bambini con la bocca aperta. Il ritorno dall'America cominciava a piacermi; godevo che mi giudicassero di un altro mondo, uno con i dollari, uno che aveva avuto successo". Con il suo macchinone Willy Melodia attraversa campagne - da Napoli a Catania - "che non si sono messe in pari con le stagioni": è l'Italia del dopoguerra, in cui la gente ha imparato a trattenere l'anima con i denti, ma procede di fretta per non perdere l'appuntamento con un domani migliore. Per questo l'idea di aprire un ristorante a Taormina, sul modello dei locali americani in cui Willy ha suonato il piano per quindici anni, si rivela vincente. La fama del Paradise, della sua cucina originale, del suo pianista d'eccezione, supera ben presto lo Stretto, e con l'inaugurazione del festival del cinema diventa il ritrovo delle star, da Marlene Dietrich ad Ava Gardner, da Rock Hudson a Orson Welles. Ma il passato ci precede. In America, infatti, Willy ha lasciato i suoi due figli, Sal e Sarah, uno all'oscuro dell'esistenza dell'altra. In Italia, poi, è rientrato per volere di Charles "Lucky" Luciano. E così sulla sua recita da uomo delle stelle, che ogni sera può scegliere tra le donne che gli si radunano attorno, si abbassa continuamente il sipario. Perché a volte " non esiste maledizione peggiore di un sogno che si avvera".


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